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Pistoia

Pistoia celebra la sua Liberazione «Aiutiamo chi fugge dalla guerra»

Pistoia celebra la sua Liberazione «Aiutiamo chi fugge dalla guerra»

PISTOIA. «Non dobbiamo dimenticare uomini e donne che allora lottarono, e molti purtroppo morirono, per donare a tutti noi il più lungo periodo di pace che l’Italia e l’Europa abbiano mai conosciuto»....

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PISTOIA. «Non dobbiamo dimenticare uomini e donne che allora lottarono, e molti purtroppo morirono, per donare a tutti noi il più lungo periodo di pace che l’Italia e l’Europa abbiano mai conosciuto». Con queste parole ha esordito ieri mattina il sindaco Bertinelli alla celebrazione del 71° anniversario della liberazione di Pistoia, in una piazza della Resistenza illuminata da un tiepido sole quasi autunnale.

Una corona di alloro è stata deposta al monumento ai Caduti. Peccato non vedere una piazza gremita: forse tanti non hanno potuto presenziare o forse molti sono rimasti assorbiti dai numerosi impegni quotidiani. Eppure per Pistoia l’8 settembre è un giorno indelebile nella memoria. Era la sera del 7 settembre 1944 quando, agli ordini del comandante militare della XII Zona, Vincenzo Nardi, i partigiani cominciarono a dirigersi su Pistoia per liberarla in attesa dell’arrivo degli alleati. Venerdì 8, dopo alcuni scontri in periferia con le retroguardie nemiche, le varie formazioni (tra cui Volante, Baronti, Stella Rossa, Giustizia e Libertà, Castellina, Fantacci, Fedi...), dopo aver liberato Vinci, Lamporecchio e Casalguidi, occuparono il centro cittadino.

«Ho ancora impresso nella memoria il momento in cui venne comunicato alla mia famiglia che mio padre non c’era più – racconta Giancarlo Brusoni, presidente provinciale Associazione famiglie caduti e dispersi in guerra – Avevo 9 anni. Ero in cucina e sentii l’urlo di mia madre».

Toccante il discorso del sindaco Bertinelli, che ha parlato anche del dramma dei migranti: «Dobbiamo ricordare come anche da qui, un tempo, si scappava dalla violenza e, ben oltre la fine della guerra, si continuò a fuggire dalla miseria. Con la consapevolezza del comune destino che lega i popoli, non possiamo distogliere lo sguardo dal cammino dignitoso e pericoloso che donne, uomini, anziani e bambini stanno compiendo oggi anche a costo della loro vita, per cercare di inverare il loro sacrosanto diritto, esattamente valido come il nostro e quello di chiunque, ad una vita migliore, serena e libera. Per reagire allo smarrimento che proviamo di fronte a tutto questo, possiamo d’istinto serrarci dietro alte mura o confinare i nuovi migranti dietro reticolati e filo spinato, sperando scioccamente che tali barriere possano proteggere le nostre meschine certezze. Oppure possiamo avere il coraggio, essere donne e uomini liberi, e lasciarci guidare dagli esempi di coloro che fondarono nuovamente il nostro Paese, volendolo libero, solidale ed aperto al mondo».

Dopo la cerimonia, il corteo si è spostato alla stazione ferroviaria per deporre una corona alla lapide degli ex internati, in ricordo di tutti quei pistoiesi deportati sui treni nei campi di concentramento.

Alessandra Tuci

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di Redazione web