Il Tirreno

Pistoia

Parrocchie inadeguate per l’accoglienza

Parrocchie inadeguate per l’accoglienza

Secondo i sacerdoti al momento è impossibile ricevere l’appello del Papa. Solo a Vicofaro c’è posto

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PISTOIA. «A Vicofaro siamo pronti ad aprire la parrocchia per accogliere una famiglia di profughi, come ci ha chiesto Papa Francesco».

Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro e Ramini, risponde così all’appello del Santo Padre che ha inondato piazza San Pietro durante l’Angelus di domenica. «Ogni parrocchia, ogni convento, ogni monastero, ospiti una famiglia di profughi» ha chiesto il Pontefice alle diocesi d’Europa. «Accolgo a braccia aperte l’appello – risponde don Biancalani – Già da tempo – dice – ci stavo pensando. Nella canonica, utilizzando la cucina e il soggiorno come spazio comune, c’è posto per ospitare una famiglia, due – aggiunge – in caso di emergenza. Farò una riunione in parrocchia proprio per condividere con tutti questa disponibilità, ma non credo proprio che qualcuno si metterà di traverso. Per rendere la cosa concreta basterebbe comprare dei lettini a castello e affidarsi, in un primo momento, alle associazioni che si occupano di accoglienza».

Mentre a Vicofaro le porte sembrano già spalancate, in altre parrocchie pistoiesi, come Marliana e Bottegone, c’è la stessa volontà ma mancano (o non sono adeguate) le strutture. «Ci sono conventi vuoti, abbandonati, perché non ci sono più frati, a questi dovremmo guardare – dice don Piergiorgio Baronti, parroco di Bottegone e Badia a Pacciana – Il richiamo del Papa – continua – è forte e giusto ma dobbiamo muoverci con razionalità, affrontando la cosa non come singole parrocchie ma insieme al vescovo, per individuare le strutture. La questione non può essere gestita sull’onda dell’emotività. Il mondo – ci dice don Baronti – si commuove improvvisamente per la foto del bambino siriano, ma poi dimentica, e finora ha dimenticato, le migliaia di persone annegate in mare o morte soffocate nella stiva di un barcone. Quell’emotività è inutile e arricchisce solo la fotografa che ha fatto lo scatto (del bimbo siriano) se poi non si trasforma in altro con serietà e razionalità. Io credo – continua il parroco di Badia - che il discorso del Papa debba essere preso in considerazione anche da quelle famiglie che stanno bene e che hanno spazi a disposizione per l’accoglienza».

La volontà di non fermarsi alle semplici intenzioni, di far si che la preghiera si trasformi in azione, ce l’ha anche don Alessandro Carmignani, parroco di Marliana.

«La mia parrocchia – spiega - è in difficoltà ad accogliere direttamente delle famiglie visto la fatiscenza delle sue strutture, a tal punti che io stesso non ci posso abitare, ma - ripete - ciò non vuol dire che non possiamo fare qualcosa. Anzi – va avanti don Alessandro– quelle realtà che non possono accogliere potrebbero rendersi disponibili economicamente. Nessuno di noi – dice – può tirarsi fuori dall’appello del Papa».ALTRO SERVIZIO A PAG 7

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