Sicurezza
La rabbia dei paesini: no al taglio delle Poste
In duecento alla manifestazione in centro, sindacati e Comuni in prima fila. Ma il 7 settembre chiuderanno sei uffici
PISTOIA. “No alla chiusura degli uffici postali” recitavano diversi dei cartelli e degli striscioni esposti ieri mattina dinanzi alle Poste di via Roma.
Erano circa duecento le persone che, supportate dai sindacati e comitati, hanno manifestato contro la decisione di chiudere gli uffici postali di molte frazioni collinari pistoiesi. «Come faremo noi anziani ad usufruire di un servizio così essenziale?» dicono molti, amareggiati, all’unisono.
Sono sei gli uffici per i quali è prevista la chiusura il 7 settembre prossimo, tra cui Le Grazie, Sammommè, Villa di Baggio, Tobbiana, Montemagno, Calamecca e Pracchia. In altri tre, Piteccio, Popiglio e Momigno il servizio sarà ridotto. Appena i primi annunci di chiusura, alcuni mesi fa, hanno iniziato a circolare, in tanti paesi sono nati comitati spontanei di protesta.
Tanta è la rabbia dei cittadini che temono il grosso disagio che potrebbe derivare dalla mancanza di uffici postali vicini. C’è chi sventola striscioni, chi indossa magliette con su scritto qualche frase di protesta, chi si guarda intorno alla disperata ricerca di qualcuno che possa dare conforto. Presenti anche i sindaci di Montale e Piteglio, la vicesindaca di Serravalle, quella di Pistoia Daniela Belliti, insieme all’assessore Mario Tuci.
«Quello di Montemagno è l’unico ufficio collinare che c’è e serve quattro paesi – dicono arrabbiati Aldo Tonini e Domenica Valentini, due dei manifestanti – come faremo a spostarci? Ci dicono di andare all’ufficio postale di Quarrata, ma dista ben 7 chilometri».
«Almeno qualcuno ci spieghi il motivo della chiusura – fa loro eco Francesco Gualandi, del comitato Valli delle due Buri – noi aderiamo alla protesta dei cittadini di Villa di Baggio: siamo in totale disagio, vogliamo delle risposte che, per adesso, istituzioni e politica non ci hanno saputo dare». «Già l’apertura dell’ufficio postale de Le Grazie era stata ridotta, passare alla chiusura è veramente sconcertante» afferma ancora Lucia Lotti, abitante a Le Grazie.
«Il motivo della chiusura? Si dice che questi uffici in zone collinari e montane siano diseconomici, per questo l’azienda ha deciso di chiuderli – spiega Luca Degli Innocenti, Rsu Cgil Poste – ma in questo modo si perde la capillarità, un requisito che fino ad oggi solo le Poste avevano sul territorio. Siamo contro la chiusura, ma non chiediamo che tutto torni come prima: vogliamo invece un utilizzo migliore del servizio, supportato anche con altri nuovi servizi. Ad esempio, un pacco postale può essere consegnato tramite un file? C’è bisogno di un luogo fisico».
«Si prospettano grossi problemi a livello occupazionale: anche se non ci sarà alcun licenziamento nell’immediato, in futuro non si sa; e poi problemi a livello sociale, con conseguente disagio per le fasce più deboli» aggiunge Renzo Nardi, segretario regionale della Uil Poste.
Forte disaccordo anche da parte dell’amministrazione comunale di Pistoia, che ha già presentato due ricorsi al Tar contro la chiusura imminente, uno dei quali sarà discusso proprio domani.
«L’amministrazione non intende assolutamente accettare questa decisione perché l’ufficio postale è un servizio essenziale: siamo disposti ad un confronto con l’azienda, ma non alla chiusura delle sedi» afferma l’assessore Mario Tuci.
In tarda mattinata i manifestanti si sono spostati davanti alla Prefettura ed alcuni di loro, insieme ai rappresentanti dei sindacati, sono stati accolti dal prefetto Angelo Ciuni, che li ha ricevuti ascoltando le ragioni della protesta.
Alessandra Tuci
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