Sicurezza
Maurizio Geri padrone di casa a Serravalle Jazz
Il musicista di Pistoia con il suo Swingtet protagonista nella seconda serata
SERRAVALLE PISTOIESE. Maurizio Geri sarà un po’ il padrone di casa della seconda serata, quella di lunedì 31 agosto, al Serravalle Jazz. Sarà lui, insieme al suo Swingtet, a rappresentare la città di Pistoia, tornando sul palco della rocca di Castruccio per un concerto che si sposa perfettamente con il tema di questa edizione, “European Sound”.
“Questa formazione ormai esiste da molti anni – spiega Geri – e prende l’ispirazione dalla musica degli zingari europei, omaggiando in particolare Django Reinhardt. Possiamo dire di essere stati uno dei primi gruppi in Italia a suonare questa musica, fin da vent’anni fa, e ci teniamo a farlo a modo nostro. Il rischio, quando si affronta un lavoro del genere, è quello di essere troppo ripetitivi, di ricalcare sempre gli stessi schemi e di variare soltanto la velocità delle esecuzioni, affidandosi solamente alla tecnica. Noi abbiamo cercato di tenere insieme l’ispirazione di cui parlavo, ma anche la scelta di molti brani italiani e l’introduzione di altrettanti pezzi originali, così da non trovarci a fare sempre le stesse cose. Nell’ultimo disco, uscito da poco, “Swing a sud”, abbiamo scelto di parlare dell’Italia come il sud dell’Europa: direi che il programma del festival ci calza perfettamente”.
Parlando del Serravalle Jazz, da pistoiese Maurizio Geri sembra orgoglioso: “Credo che si possa dire che è prezioso, e che è una creatura cresciuta dalla passione del direttore artistico Maurizio Tuci. La scelta di lasciare l’ingresso gratuito ha portato negli anni tanta gente ai concerti, persone che però, anche se non hanno pagato un biglietto, stanno lì e ascoltano con attenzione”.
Tornando a Django Reinhardt, non si può non definirlo moderno, in qualche modo ha dentro di sé la “contaminazione” musicale che negli ultimi anni fa parte del jazz più interessante e che è cara anche al gruppo che suonerà dopo lo Swingtet, cioè il Roar at the Door 4et con Lello Pareti, Francesco Bearzatti, Mauro Ottolini e Walter Paoli, e certamente grande contaminatore è il loro ospite speciale, il chitarrista franco-vietnamita Nguyen Lè. “Credo che la parola contaminazione – risponde Geri – abbiamo cominciato a usarla recentemente, ma la verità è che la musica è da sempre contaminata. Il jazz, sicuramente, ma anche tutto il resto. L’opera lirica ha influenzato le canzoni, ma la stessa musica classica è stata condizionata da quella popolare. I manouches, a cui ci ispiriamo noi, arrivando dall’India si sono portati dietro tutte le musiche che incontravano”.
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