Il Tirreno

Pistoia

Cgil, raddoppiate le vertenze sindacali

di Francesca Maltagliati
Cgil, raddoppiate le vertenze sindacali

Secondo il sindacato ci sono i “valzer delle dimissioni e riassunzioni” così le aziende beneficiano degli sgravi fiscali

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PISTOIA. Fatta la legge, trovato l’inganno. Se la legge di stabilità 2014, con gli incentivi per le aziende che assumono dipendenti con contratti a tempo indeterminato (i nuovi contratti a tutele crescenti), doveva incrementare le assunzioni o portare a stabilizzazioni dei rapporti lavorativi, in alcuni casi non è andata proprio così.

Pare infatti che tale legge abbia dato vita ad una pratica, del tutto irregolare e sanzionabile, ma difficilmente verificabile. In alcune ditte, infatti, soprattutto piccole, sembra che il datore di lavoro abbia chiesto ai propri dipendenti, magari assunti con contratto a tempo indeterminato, di dimettersi per poi esser nuovamente assunti a tempo determinato per un periodo di almeno 6 mesi, con la promessa di veder nuovamente rinnovato il contratto a tempo indeterminato entro la fine del 2015.

Uno strano giro di valzer che consentirebbe alle ditte di usufruire degli sgravi fiscali offerti dalla legge. Cifre di non poco conto se si pensa che parliamo di una media di 8mila euro l’anno a lavoratore per tre anni. Cifre significative per ditte piccole. E’ accaduto a Pistoia, in un’azienda del comparto tessile con una decina di dipendenti, tutte donne, a cui il datore ha presentato la lettera di dimissioni da firmare. La riassunzione era garantita, almeno a parole, ma le dipendenti non hanno accettato e si sono rivolte alla Cgil che è riuscita ad arginare il caso. «Quelli di cui siamo a conoscenza sono pochi casi – spiega Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze – perché i controlli non ci sono e c’è bisogno della collaborazione del lavoratore che dovrebbe denunciare l’accaduto». Ciò purtroppo non avviene poiché spesso il dipendente accetta le condizioni poste dal datore di lavoro, che poi effettivamente riassume i propri dipendenti, ottenendo gli sgravi. Le nuove assunzioni, se così si possono definire, avvengono con contratto a tutele crescenti che, sebbene sia a tempo indeterminato, per il lavoratore risulta comunque meno vantaggioso di quelli precedenti, sia a tempo indeterminato che determinato. «Purtroppo – commenta la segretaria generale della Cgil di Pistoia, Gessica Beneforti – l’introduzione dei contratti a tutela crescente non ha portato a nuove assunzioni. Non si è registrato nella provincia un saldo occupazionale positivo. Ci sono state sì delle stabilizzazioni ma bisogna valutare se effettivamente questo cambiamento ha portato a dei miglioramenti delle condizioni contrattuali. Un vecchio contratto a tempo determinato era sicuramente più vantaggioso». Altra questione critica sul fronte lavoro riguarda i voucher. Nonostante la legge preveda che quest’ultimi debbano essere utilizzati soltanto per il lavoro occasionale e accessorio, la loro crescita esponenziale fa nascere un forte dubbio sul fatto che sia realmente così. Secondo i dati Inps, elaborati dalla Cgil, nella Regione Toscana si è passati da 2.410.000 ore vendute attraverso i voucher a 4.468.000 ore del 2014. In Italia risulta che i lavoratori che usufruiscono di voucher sono passati da 617.384 nel 2013, a 1.009.000 nel 2014. Un trend in salita soprattutto nel settore del commercio e del turismo. Certamente l’utilizzo dei voucher semplifica la vita alle ditte. Basta andare alle poste, in banca o dal tabaccaio e comprare voucher per quante ore si ritiene necessario. Ogni ora costa al datore di lavoro 10 euro. Al lavoratore vengono poi consegnati tanti voucher quante sono le ore di lavoro effettuate. Per ogni ora il lavoratore incassa 7,50 euro (andando alle poste e cambiando i vari biglietti ottenuti). I 2,5 euro non incassati sono versamenti Inail e contributi minimi. Non ci sono ferie, non c’è mutua, niente sussidio di disoccupazione e la contribuzione, che va alla gestione separata, è minima. «Se l’utilizzo dei voucher – aggiunge Gessica Beneforti – fosse riuscito a eliminare una parte del lavoro nero e se fosse utilizzato effettivamente per il lavoro accessorio, allora si potrebbe vederne dei lati positivi. Così purtroppo non è stato. L’utilizzo, sempre in crescita, dei voucher sta andando a sostituire forme contrattuali stabili, come il lavoro a tempo determinato, che garantivano più diritti al lavoratore. Inoltre nella provincia non si è assistito alla diminuzione delle irregolarità contrattuali». Insomma il lavoro nero, invece di diminuire, aumenta. «Nei primi sette mesi del 2014 – fa presente Luana Del Bino - le vertenze per violazioni contrattuali aperte alla Cgil di Pistoia erano 155. Nei primi sette mesi di quest’anno tali violazioni sono 333, più che raddoppiate».

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