La protesta
Pistoia, in ostaggio da mesi di un senzatetto
Aggressioni, offese e minacce: esasperazione in via Antonini dove un nigeriano si è accampato in un’area del Club alpino
PISTOIA. Da oltre 8 mesi dorme, fa i suoi bisogni e passa le sue giornate in quella proprietà privata, occupata abusivamente. E quando è in preda ai fumi dell’alcol, minaccia e spaventa chiunque passi di lì, fino ad arrivare, com’è successo il 5 marzo scorso, all’aggressione fisica.
L’uomo che dal 16 dicembre 2014 sta tenendo sotto assedio l’area esterna alla Casa del Combattente di via Antonini è un nigeriano di 52 anni con un permesso di soggiorno rilasciato nel 2003 dalla Questura di Lecce. Su di lui pendono svariate denunce ma, per il sistema italiano, queste non bastano a risolvere la questione. Nonostante i carabinieri, la polizia, i vigili urbani e i servizi sociali del Comune di Pistoia siano a conoscenza del problema da mesi, niente è cambiato.
Quell’uomo continua indisturbato ad usare la “Casa” di via Antonini. L’area che ha riempito con ogni genere di cose è di proprietà del Club Alpino Italiano, sul retro dell’edificio. «Quest’uomo – denuncia Franco Tuci, del direttivo del Cai-sezione di Pistoia – è qui in maniera continuativa dal 16 dicembre scorso. Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per risolvere la questione».
Denunce e segnalazioni, però, non sono servite. «Ci siamo rivolti – continua Tuci - ai vigili urbani, ai carabinieri, alla polizia, ai servizi sociali e persino alle associazioni umanitarie. Chiederemo anche un incontro con il prefetto nei prossimi giorni. Adesso ci appelliamo nuovamente a tutte le autorità per risolvere il problema. La presenza di questa persona non solo lede la nostra attività ma ormai rappresenta un pericolo per tutti».
Il cinquantaduenne nigeriano è infatti in uno stato quotidiano di visibile alterazione, potenzialmente rischiosa per chiunque si avvicini ma anche per se stesso. Domenica sera, 23 agosto, si è scagliato contro una coppia che stava uscendo dal parcheggio della Casa del Combattente. “Go there, go there” urlava. E ancora: “Fast fast”, intimando loro di andarsene via alla svelta mentre li rincorreva. Poi, una volta che i due si sono allontanati, ha chiuso il cancello, ormai divenuto di suo dominio.
Martedì 25, un nuovo episodio: stavolta ha chiuso all’interno del parcheggio un uomo che era lì per riprendere l’auto. Nel marzo scorso ha invece aggredito una donna nel vialetto di accesso. Tutte situazioni (tranne quella di martedì) gestite con l’intervento delle forze dell’ordine che, al massimo, sono servite a condurre l’uomo fuori dalla proprietà, con la consapevolezza che dopo un’ora, come poi è accaduto, sarebbe stato di nuovo lì.
In questi mesi di permanenza, l’uomo ha rotto il cancello d’entrata e il vetro del portone d’ingresso del Cai, e ha trasformato l’area occupata in una discarica. Anche gli addetti di Publiambiente sono intervenuti negli scorsi mesi «portando via – riferisce Tuci – mezzo camion di roba». Lui intanto continua a rivolgersi ai vari enti che distribuiscono vestiti e oggetti, accatastando all’esterno della Casa del combattente quintali di materiale, come se non ci fosse alcuna vigilanza nella distribuzione.
«Dai servizi sociali del Comune – prosegue Tuci – ci dicono che hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità per risolvere la questione. Il problema lo conoscono bene, perché prima di venire qui dormiva all’esterno del teatro Manzoni».
Insomma, tutti, come dicono, stanno facendo il possibile. Se così fosse, visti i risultati, ci sarebbe molto su cui riflettere lamentano in via Antonini.
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