Gioco
Il mirtillo di Abetone superconcentrato di difese antiossidanti
I risultati di uno studio dell’Università di Firenze potrebbe portare notevoli ricadute economiche alla Montagna
ABETONBE. Mirtillo nero dell’Abetone: buono per il gusto e… per la salute. Lo dimostra uno studio intrapreso dall’Università di Firenze. Il progetto, di durata triennale, ha già messo in luce alcune proprietà benefiche del mirtillo nero, per svilupparne nuovi usi, anche nella nutraceutica.
Il professor Massimo Del Bubba è responsabile del progetto e del dipartimento di Chimica di Firenze. «Il progetto è nato per studiare le caratteristiche del mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) – spiega– che non risulta investigato nella letteratura scientifica, per determinarne il contenuto di polifenoli e antiossidanti, che contribuiscono a proteggere la nostra salute. È nata una sinergia fra dipartimenti di Chimica, di Scienze delle produzioni agroalimentari e di Medicina sperimentale e clinica dell’Università, le aziende “Il Sottobosco” di Cireglio, “Il Baggiolo” di Abetone e “Danti” di Cutigliano e la Farmaceutica Mev di Siena, che hanno erogato un contributo in aggiunta al finanziamento di 150.000 euro della Regione».
Hanno collaborato Comune ed Orto botanico di Abetone e la Camera di commercio di Firenze.
Perché il mirtillo nero è così pregiato? «Perché è tra le più importanti sorgenti naturali di antociani, sostanze polifenoliche dalle spiccate attività antiossidanti ed antibatteriche con effetti clinici già dimostrati, ad esempio nel contrasto delle infezioni delle vie urinarie».
Il progetto ha preso in esame mirtilli neri di diverse zone del comprensorio (Selletta, Gomito, Lago Nero…), con un confronto anche fra quantità e qualità dei polifenoli contenuti nel “lupo” o falso mirtillo (Vaccinium gaultherioides), pianta con bacche all’aspetto simili al mirtillo, ma non commestibili, che si è espansa anche a scapito dei vaccinieti.
«Sarà preparato un integratore a base di mirtillo nero – riprende Del Bubba – che verrà somministrato, in comparazione con uno a base di mirtillo gigante americano e con un placebo, a tre coorti di pazienti affetti da carcinoma prostatico, già trattati chirurgicamente o con radioterapia, per i quali si assiste ad una blanda ripresa biochimica di malattia. In questi casi i protocolli ufficiali non prevedono alcun trattamento farmacologico».
Ci sono già risultati di rilievo? «Sì. Le concentrazioni medie di antocianidine nel mirtillo nero toscano risultano più elevate di quelle riscontrate in mirtilli raccolti sulle Alpi e in altre zone dell'Appennino. Anche il contenuto nel "falso mirtillo", seppur molto inferiore al mirtillo nero, è superiore al gigante americano in vendita nei supermercati».
E le ricadute per la Montagna? Un incremento del valore di questa già importante risorsa economica, con beneficio anche per la sola vendita del prodotto fresco o trasformato, conoscendone i contenuti di sostanze utili per la salute. Insomma, prodotti innovativi e non più solo confetture…
«Ci sono ampie potenzialità inesplorate, che comprendono ma non si esauriscono nell’estrazione di principi attivi utili per la salute. Se poi questo alimento, pur trasformato in un integratore, dovesse dimostrarsi efficace nel contrasto di una patologia tumorale, lascio immaginare la ricaduta potenziale».
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