Italia
Imprevedibile la morte di Franco Ballerini
Tragico rally, ecco perché il gup di Pistoia ha assolto l’organizzatore della gara e coloro che resero obbligatorio il collare Hans
PISTOIA. La colpa è stata unicamente di quella cintura di sicurezza che non era stata stretta a sufficienza. Non del collare Hans, ideato proprio per evitare simili tragedie. Non dei componenti del comitato esecutivo della Csai, che, obbedendo ad una direttiva della Federazione internazionale, lo avevano reso da poco più di un mese obbligatorio anche in quel tipo di corse automobilistiche. Nè tantomeno dell’organizzatore di quel nefasto rally di Larciano, in cui, il 7 febbraio 2010, perse la vita, mentre faceva da navigatore al pilota edd amico Alessandro Ciardi, l’ex campione e ct della nazionale italiana di ciclismo Franco Ballerini.
Sono contenute in poco più di venti pagine le motivazioni che, il 17 luglio scorso, hanno portato il gup del tribunale di Pistoia Alessandro Buzzegoli ad assolvere “perché il fatto non costituisce reato”gli otto imputati per i quali, con l’accusa di omicidio colposo, la procura aveva chiesto la condanna: a un anno di reclusione per l’organizzatore del rally, Riccardo Heinen, 67 anni, di Montecatini, e per il presidente del comitato esecutivo della Commissione sportiva automobilistica italiana Angelo Sticchi Damiani, 68 anni; sei mesi per gli altri sei componenti del comitato esecutivo Csai.
L’organizzatore. «Una gara di rally è in sè attività sportiva molto pericolosa in cui volutamente si cerca l’“estremo” per vincere» esordisce il giudice dell’udienza preliminare. Inoltre, spiega, il rally non si corre in un autodromo: ancora maggiori sono quindi i pericoli di impatto con ostacoli di varia natura posti lungo il percorso.
Il muretto dove andò a schiantarsi l’auto guidata dal Ciardi avrebbe potuto essere protetto? Il fossetto di scolo che fece perdere il controllo al pilota avrebbero potuto essere segnalato? Secondo il gup, Heine non avrebbe mai potuto prevedere che quei due elementi portassero alla morte doi Ballerini. Tantopiù che il muretto non era un ostacolo sporgente e che quel fossetto (comune a tutte le strade di campagna) veniva addirittura utilizzato dai piloti in gara come binario per acquistare maggiore velocità in uscita dalla curva.
«Ragionando in termini di opportunità si potrebbe infatti arrivare a pretendere da parte di un organizzatore la protezione incondizionata di tutto il percorso, compreso il fusto degli alberi...».
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Il comitato Csai. «Qui l’addebito della colpa sembra essere un vero paradosso» esordisce il gup. «Si rimprovera agli imputati di aver reso obbligatorio ciò che erano tenuti a rendere obbligatorio» in base alle direttive internazionali.
Ma gli imputati avrebbero potuto fare qualcosa di più? Informare e formare piloti e navigatori all’utilizzo corretto del collare Hans? Un interrogativo legittimo, quest’ultimo, visto che dal processo è emerso come la frattura mortale alla base cranica di Franco Ballerini sia stata causata dall’errato posizionamento della cintura di sicurezza: passando sotto (perché troppo allentata) e non sopra il pettorale del collare Hans, ha permesso al casco di muoversi in avanti nell’urto e lasciare scoperta la nuca che, nel successivo rimbalzo all’indietro, è andata a colpire il becco del collare che serve ad evitare fratture alle vertebre cervicali.
Nel processo è emerso però come l’utilizzo del collare fosse abbastanza semplice, come spiegato dallo stesso Ciardi, che lo usava, come tanti altri piloti e navigatori di rally, già da un anno senza che fosse obbligatorio. E Ballerini, spiega il gup, era «un rallista esperto e non certo uno sprovveduto principiante».
Detto ciò, il gup si chiede se i componenti del comitato esecutivo, «sicuramente animati dall’intento di aumentare il livello di sicurezza, nel momento in cui hanno deciso, si badi bene non per loro discrezionale scelta ma in ottemperanza a una direttiva della Fia, di rendere obbligatorio l’uso dell’Hans, abbiamo potuto ex ante prevedere che da dispositivo di sicurezza lo stesso si sarebbe potuto trasformare in uno strumento che avrebbe potuto addirittura causare la morte».
E la risposta che il giudice si dà è nò. Il concatenarsi di eventi che ha portato alla tragedia era del tutto imprevedibile. E poi cosa avrebbero dovuto fare gli imputati? Aspettare ad introdurre l’obbligatorietà del collare non ottemperando alle direttive Fia? E se ne frattempo qualcuno fosse morto perché quel collare non lo indossava? Per quell’omissione, per quel ritardo, spiega il giudice, si sarebbero resi penalmente responsabili. Perciò, tutti assolti.
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