Il Tirreno

Pistoia

Lavoro nero, 11 aziende chiuse dai carabinieri

Lavoro nero, 11 aziende chiuse dai carabinieri

Operai costretti a turni massacranti negli scantinati e commessi sorvegliati con le telecamere

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PISTOIA. Costretti a lavorare con turni di lavoro ininterrotti, a dormire a stretto contatto in piccoli locali ricavati nel cartongesso, vicino alle macchine da lavoro. Sperando di non essere notati, in quei capannoni e in quegli scantinati immersi nella campagna pistoiese, tra Agliana e Quarrata. Ma la vigilanza sulle attività che operano concorrenza sleale e impiegano lavoratori al nero si è fatta pressante negli ultimi anni.

Nell'ultimo mese il Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del lavoro di Pistoia, nell’ambito delle direttive impartite dalla locale Direzione territoriale del lavoro di Pistoia e delle richieste di ausilio tecnico avanzate dai presidi dell’Arma dislocati nel territorio provinciale, hanno effettuato controlli non solo nelle zone maggiormente interessate da significativi insediamenti industriali ma anche nelle campagne, ove talvolta le operazioni di controllo delle ditte inadempienti, sono rese più difficili dalla ubicazione delle attività in immobili, generalmente scantinati, che consentono di “proteggersi” da visite indesiderate.

Complessivamente i controlli hanno consentito di sospendere 11 attività imprenditoriali, per lo più gestite da titolari di nazionalità cinese, che sovente impiegano connazionali costretti a lavorare senza contratto con turni ininterrotti, scoprire 37 lavoratori in totale carenza assicurativa, nonché 4 operai irregolari sul territorio nazionale, tra gli oltre 80 identificati.

Con una quindicina di ispezioni compiute, per la maggior parte nei territori dei comuni di Quarrata ed Agliana, i militari del Nucleo Carabinieri hanno provveduto, inoltre, a contestare sanzioni amministrative per circa 175.000 euro.

Anche la Valdinievole è stata oggetto di un’attenta azione di controllo. Proprio negli ultimi giorni sono state ispezionate due attività, una a Chiesina Uzzanese e l’altra a Montecatini, i cui titolari sono entrambi di nazionalità cinese.

Nel primo caso, l’imprenditore aveva violato lo statuto dei lavoratori dotando il suo esercizio – un emporio di casalinghi – di un impianto di videosorveglianza finalizzato al controllo a distanza dei dipendenti.

Nel secondo caso, la titolare di un centro massaggi pubblicizzato come “servizi di consulenza”, la cui attività è stata immediatamente sospesa, oltre ad esercitare abusivamente l’attività impiegava una connazionale presente come clandestina sul territorio nazionale.

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