I precari dicono sì alla cattedra anche se lontana da casa
PISTOIA. «Messi con le spalle al muro». Questo ha fatto agli insegnanti precari la Buona scuola del governo Renzi, secondo Alessandra Biagini, segretaria generale della Cisl Scuola Toscana Nord....
PISTOIA. «Messi con le spalle al muro». Questo ha fatto agli insegnanti precari la Buona scuola del governo Renzi, secondo Alessandra Biagini, segretaria generale della Cisl Scuola Toscana Nord.
Nonostante un «generale clima di avvilimento», alle 14 di ieri, quando si è chiuso il primo “time limit” (la consegna del modulo on line) sono un insegnante precario su cinque avrebbe rifiutato di presentare domanda per l’assunzione a tempo indeterminato in altre province. «In tanti hanno esitato, ma poi hanno deciso di tentare nonostante la possibilità di essere mandati a lavorare molto lontani da casa», afferma Biagini. Che aggiunge: «In questa settimana tutti i sindacati sono stati subissati di richieste di informazione. Molti docenti esitavano. Poi, due giorni fa, il Miur ha introdotto la possibilità, dopo un anno di assunzione, della mobilità interprovinciale. Un ammorbidimento delle posizioni ministeriali che ha convinto più insegnanti».
Entro le 14 di ieri scadevano i termini per la scelta delle province nelle quali concorrere per l’assegnazione dei posti, previsti dalle fasi B e C del piano di assunzioni della legge 107 della Buona scuola. «Potevano presentare domanda tutti quei docenti - spiega Biagini - iscritti a pieno titolo alla data di entrata in vigore della legge 107 nelle Graduatorie a esaurimento e nelle graduatorie del concorso a cattedre del 2012 che intendono partecipare al piano straordinario di assunzioni.
L’aspirante era chiamato a indicare l’ordine di gradimento delle 100 province proposte, selezionandole una per una in ordine di preferenza».
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