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Fuga dal Bangladesh la storia del primo rifugiato ambientale
PISTOIA. La fuga dal Bangladesh nel marzo 2014, il viaggio verso la Libia e l’imbarco su un mezzo di fortuna per raggiungere le coste italiane in cerca di una nuova vita. È una storia come ce ne sono...
PISTOIA. La fuga dal Bangladesh nel marzo 2014, il viaggio verso la Libia e l’imbarco su un mezzo di fortuna per raggiungere le coste italiane in cerca di una nuova vita. È una storia come ce ne sono a migliaia, quella di John – il nome inventato, perché si tratta di un richiedente asilo per il quale la protezione dell’identità è d’obbligo. Un uomo in viaggio per mesi, scappato da una terra dove non poteva più vivere liberamente. Dopo l’arrivo a Lampedusa, John è stato trasferito a Piombino, per arrivare a Quarrata lo scorso ottobre. Lì – ospite della cooperativa Gli altri nell’ambito del progetto Sprar, sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati – ha raccontato la sua storia, e per lui gli operatori hanno formulato la richiesta di rifugiato ambientale.
John – nato in un villaggio del distretto di Kishoreganj in Bangladesh – è analfabeta, sposato e con figli. Fin da giovanissimo, insieme al padre e al fratello, ha lavorato nel piccolo appezzamento di terra di loro proprietà, attraverso cui arrivava l’unico sostentamento per la famiglia. Kishoreganj è una zona depressa ricca di corsi d’acqua che, durante il periodo di pioggia, viene completamente sommersa da onde alte fino a tre metri. La deforestazione forzata degli ultimi 40 anni ha strappato via le barriere naturali che mitigavano l’azione delle onde, e anche a causa dei cambiamenti climatici in corso, si registrano già variazioni significative nell’innalzamento del livello dell’acqua. Gli effetti negativi del fenomeno colpiscono soprattutto contadini e piccoli proprietari terrieri che non hanno alcun mezzo per contrastarli e finiscono per perdere la loro unica fonte di sussistenza. Spesso, infatti, sono costretti a migrare in cerca di nuovi terreni, generando conflitti nella popolazione a causa delle competizioni per le terre. Oltre a questi fenomeni, che hanno coinvolto anche il terreno della famiglia di John, la zona di Kishoreganj è anche tra le più colpite dal fenomeno del “land grabbing”, appropriazione violenta della terra. Nei primi mesi del 2014, alcuni uomini del villaggio di John hanno tentato di appropriarsi del suo terreno. Il padre e il fratello hanno denunciato il problema alla polizia, ma niente è stato fatto. Poco tempo dopo, la loro casa è stata attaccata da persone con il volto coperto che hanno ucciso il padre e il fratello, e lanciato minacce di morte allo stesso John che in quel momento si trovava fuori. La vicenda ha definitivamente spinto l’uomo a lasciare il suo paese.
Per questi motivi, come spiega Barbara Idili – operatrice della cooperativa Gli altri – per il richiedente asilo John abbiamo deciso di formulare la richiesta di rifugiato ambientale. «Questa dicitura non è contemplata all’interno della Convenzione di Ginevra – spiega – ma il prossimo dicembre a Parigi, l’Onu ha organizzato una conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, in cui si parlerà proprio della questione delle migrazioni di popoli nelle terre coinvolte». Se la richiesta fosse accettata, John sarebbe il primo caso riconosciuto di rifugiato ambientale, sottolinea Idili. «Una troupe di France24, nelle scorse settimane, è venuta a intervistare il migrante e il reportage sarà proiettato durante la conferenza. Speriamo fortemente che la richiesta sia accolta – aggiunge – perché nel mondo le persone che scappano dalla loro terra a causa di problemi ambientali sono sempre di più, ed è importante che le loro richieste siano accolte». (v.v.)
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