Proteste
Il Comune: vivai abusivi, devono sparire
Dopo i sopralluoghi dei vigili urbani, aperti contenziosi contro le aziende di fiori in via Campisanti. Un rapporto già nel 1983
PISTOIA. «Da qui non ce ne vogliamo andare. Lo scorso anno funzionari del Comune dissero che avremmo dovuto spostarci, proponendo un terreno che secondo noi avrebbe gli stessi problemi di alluvionabilità. In primavera sono venute la Polizia municipale e la Polizia provinciale a fare un sopralluogo, ma non abbiamo saputo più niente».
La notizia della pratica di contenzioso edilizio avviata dal Nucleo di vigilanza della Polizia municipale coglie di sorpresa Marianna Michelotti, che con i genitori gestisce il vivaio di fiori in via dei Campisanti, di fronte al cimitero comunale. Un’attività, composta di diverse serre e un negozio, alla quale i pistoiesi sono abituati a rifornirsi da decenni prima della loro visita ai defunti che riposano nel cimitero. Accanto al vivaio di Mario Michelotti quello di Vittorio Fiorini, che ha cessato l’attività da circa un anno. Le due aziende sono separate dal cimitero solo dalla strada e dal torrente Brana. Alle loro spalle le mura urbane, interessate da un crollo importante - 25 metri - quattro anni fa. Parte delle mura hanno colpito in pieno le serre del vivaio di Michelotti. «E ancora non abbiamo avuto alcun risarcimento per l'alluvione del 2013», sbotta Marianna Michelotti .
«Sempre di agosto le vanno a fare queste cose», aggiunge riferendosi all’avvio del contenzioso, datato 4 agosto e indirizzato alla Procura della Repubblica di Pistoia, alla Soprintendenza, al prefetto, ai dirigenti preposti di Comune e Provincia. Analogo atto è stato deliberato per l’azienda Fiorini. Le violazioni ipotizzate sono di tipo urbanistico, paesaggistico e idraulico. Violazione urbanistica per aver realizzato “un insieme sistematico di opere, qualificabile come variazione permanente dei luoghi, in assenza di permesso a costruire); violazione paesaggistica per “avere realizzato opere a ridosso delle mura storiche della città di Pistoia, considerate beni culturali”; violazione idraulica per “aver eseguito, in carenza di autorizzazione, lavori e opere in prossimità dell’alveo di un corso di acqua pubblica, precisando che per tale violazione risulta inoltrato rapporto (prot. 457/urb del 5 marzo 1983) all’allora pretore Antonio Crivelli. Il rapporto era stato redatto dall’attuale commissario di Polizia municipale Vincenzo Lucchesi e dall’ex collega ispettore Aldo Aiardi.
Già, proprio così: 1983. Risultava una violazione di tipo idraulico (aver costruito un’azienda a ridosso dell’argine di un torrente) già 32 anni fa, ma quel rapporto è rimasto lettera morta. Le cose adesso sembrano cambiate. Gli uffici comunali stanno lavorando alla redazione di un master plan, un progetto di recupero complessivo di tutta la terza cerchia, già avviato con la realizzazione di un tratto di pista ciclabile da viale Arcadia fino a Porta San Marco.
Il Comune ha disposto (o meglio, ha nuovamente disposto) una serie di verifiche e accertamenti intorno alle Mura urbane e alle attività che lì sono insediate. Dall’esito dei sopralluoghi risulterebbero vari tipi di abusi. Ora i vivai hanno la possibilità di ricorrere al Tar o accettare (nel caso di Michelotti, avendo Fiorini chiuso i battenti) lo spostamento dell’azienda. La battaglia è aperta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
