Trasporti
Imu sugli oratori, a San Marcello è scontro legale tra Comune e parrocchie
La commissione tributaria provinciale dà ragione ai parroci. L’ente locale ricorre a quella regionale. Tassati gli spazi usati per scopi sociali
SAN MARCELLO «Far pagare l’Imu sugli oratori delle parrocchie? Un’ingiustizia». Così Gabrio Fini, consigliere di maggioranza del Comune di San Marcello, commenta la decisione dell’amministrazione guidata dal sindaco Silvia Cormio, di cui egli fa parte, di assoggettare all’imposta anche gli edifici di proprietà delle parrocchie del territorio, utilizzati per scopi culturali, di culto, e sociali.
Fini si dissocia tanto che, per il consiglio comunale di domani, ha presentato una mozione in cui chiede all’amministrazione di eliminare il pagamento dell’Imu su tali immobili. «Come cittadino e consigliere – spiega- sono stato informato che il Comune, sulla base di un accertamento relativo all’Imu su 5 anni passati, ha richiesto alle parrocchie del territorio il versamento di diverse migliaia di euro». L’accertamento, compiuto due anni fa, si riferisce al quinquennio 2008 – 2013. Così, nel settembre 2013, il Comune inviò ai parroci il conto da pagare. «Le parrocchie decisero di fare ricorso – prosegue Fini – e la commissione tributaria provinciale diede loro ragione. In effetti, nella normativa che regola l’applicazione dell’Imu, si legge che gli edifici di culto e pertinenze, come gli immobili utilizzati direttamente per attività pastorali, che non sono attività a scopo di lucro, sono esentati dall’applicazione dell’Imu. Nel conto presentato dal Comune, da quanto mi risulta, sono considerati una serie locali utilizzati dalla parrocchia a fini educativi, ad esempio per l’insegnamento del catechismo; sociali, come le attività di gioco per i bambini, oppure ancora prestati gratuitamente a soggetti pubblici o privati. Ad esempio le famiglie che non hanno la possibilità di organizzare al ristorante o a casa propria, richiedono la sala parrocchiale per festeggiare il compleanno dei figli. Mi pare ridicolo – prosegue Fini – che il Comune di San Marcello, peraltro l’unico in montagna, si accanisca contro un soggetto che si finanzia tramite le offerte. Perché di accanimento si tratta: nonostante la commissione provinciale abbia dato ragione alle parrocchie, cosicché il Comune dovrà sostenere anche le spese per il procedimento, l’amministrazione ha deciso di fare ricorso alla commissione regionale. Mi pare insomma che si faccia la voce grossa coi soggetti più deboli, senza poi concentrarsi sulle questioni fondamentali, come quella di Gaia spa che deve al Comune oltre 2 milioni di euro. La mia mozione– conclude il consigliere- è un’azione di forza, per vedere se i miei colleghi amministratori saranno abbastanza lungimiranti da capire anche che un’eventuale esito negativo del ricorso, avrà delle ripercussioni politiche nefaste per questa amministrazione. Vorrei ricordare che anche il Comune di San Marcello, in caso di necessità, si è avvalso della sala parrocchiale senza sborsare un euro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
