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Il vescovo dai profughi: vogliamo darvi speranza

Il vescovo dai profughi: vogliamo darvi speranza

LIZZANO. «Coinvolgete il più possibile la comunità locale». È la raccomandazione che il vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, ha rivolto domenica agli operatori della cooperativa sociale Gli...

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LIZZANO. «Coinvolgete il più possibile la comunità locale». È la raccomandazione che il vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, ha rivolto domenica agli operatori della cooperativa sociale Gli Altri e al sindaco di San Marcello, Silvia Cormio, in occasione di una visita ai profughi ospitati da luglio nella casa vacanze della Diocesi situata a Lizzano. Ad accoglierlo, oltre al sindaco, c’erano il presidente de Gli Altri, Federico Grassi, assieme al responsabile di struttura Marco Rimediotti, ed i parroci don Cipriano e don Adamo. E ovviamente c’erano i richiedenti asilo, passati dai 19 iniziali agli attuali 31, da Gambia, Ghana, Nigeria, Pakistan e Bangladesh.

Un tè verde, preparato secondo la tradizione ghanese, è l’accoglienza che i profughi hanno preparato per il Vescovo. «Abbiamo aderito volentieri all’appello della prefettura – ha detto monsignor Tardelli – aprendo le porte di questa struttura per ospitare persone che cercano una speranza di vita. Cosa fondamentale, in queste situazioni, è coinvolgere la comunità locale. Non si possono catapultare persone nuove in luogo senza che la popolazione sia avvisata e resa partecipe del problema. In tal caso, la reazione automatica è la resistenza: ognuno di noi ha in sé un certo istinto all’autodifesa. Quando c’è la conoscenza, invece, molte barriere crollano. E allora si rendono possibili quei piccoli miracoli di integrazione che scaldano il cuore». Grassi ha ricordato che, sin dall’inizio, la cooperativa La Caritas e il Comune hanno organizzato assemblee informative. «Alcune resistenze ci sono ancora – ha detto Rimediotti – ma è stato bello vedere, durante una festa paesana, questi ragazzi ballare e socializzare con gli abitanti locali». La delegazione ha visitato poi la struttura che, ha ricordato il vescovo, sarà disponibile per l’accoglienza ai profughi per la durata di un anno. Poi diverrà sede di un progetto pastorale concordato coi sacerdoti della montagna. «I profughi– ha spiegato Rimediotti – puliscono, cucinano ogni giorno, fanno l’orto. C’è in progetto di impiegarli in alcuni lavoretti in collaborazione col Comune. Il tutto, quando non frequentano il corso di italiano».

Sull’istruzione ha insistito monsignor Tardelli. «Visto che i richiedenti asilo, per i primi mesi, non possono lavorare – ha detto – allora facciamo il possibile per insegnare loro l’italiano, il diritto e altre cose utili ad inserirsi al meglio. Anche a giocare a briscola. Credo però che il vero problema sia a livello internazionale: occorrerà rimboccarsi le maniche per riportare in Africa e in altre terre un minimo di condizioni di pace e sicurezza. Non si può pensare che continuino ad uscire giovani intelligenti che non portano più ricchezza e sviluppo nei loro Paesi».

Elisa Valentini

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