Sicurezza
Le Grazie, l’acqua c’è ma nessuno la sfrutta
Ci sono sei pozzi scavati due anni fa dal Comune per fermare una frana Litri e litri che finiscono nei fossi e non nell’acquedotto. Almeno finora
PISTOIA. A Le Grazie, in questi giorni le autobotti di Publiacqua sono mobilitate per rifornire il deposito dell’acquedotto. Ma è vero che, contemporaneamente,ci sono pozzi non allacciati all’acquedotto, dai quali escono litri e litri che vanno persi?Acqua potabile, secondo il Comune, che ha fatto analizzare un campione prelevato dalla falda due anni fa. Dagli uffici di Palazzo di Giano è stata inviata una lettera a Publiacqua, che però non avrebbe risposto. Ma dopo la sete patita negli ultimi giorni , la questione è tornata d’attualità.
«È davvero incredibile - tuona il consigliere di Pistoia Futura Alessio Bartolomei - Con la siccità alle Grazie manca spesso l’acqua, ma il paese ne è ricco. Ci sono pozzi che ne buttano via continuamente. Li ha fatti il Comune e servono per evitare le frane in alcune zone del paese, togliendo l’acqua di falda e impedendo che gli strati smottino uno sull’altro. È di prima qualità e perfettamente potabile, ma per motivi esclusivamente burocratici Publiacqua non si cura della dispersione, mentre lascia decine di famiglie a secco».
Non si tratta di pozzi, è la precisazione del Comune, ma di perforazioni. Buchi nel terreno, del diametro di circa 15 centimetri l’uno, fatti un paio di anni fa. Sono sei, nella zona soprastante la ex scuola elementare e la ex pensione Radio. Circa dieci anni fa, in quel punto, c’era stato un movimento franoso importante, e la terra continuava a scendere. Usando delle pompe, gli operai tolgono l’acqua dalla falda, immettendola in un fosso. Il terreno, in effetti, ha smesso di scivolare. Due anni fa è stata eseguita un’analisi della qualità dell’acqua: carica batterica bassa e caratteristiche organolettiche buone. È insomma potabile secondo il Comune, che ha inviato una lettera a Publiacqua, rimasta però senza risposta. È anche vero, chiarisce l’ente locale, che quelle perforazioni erano state praticate per fermare un movimento franoso, non per alimentare l’acquedotto. Se non si fosse presentata l’emergenza la mancata risposta iniziale della società sarebbe apparsa una negligenza non grave.
Alla luce dei problemi di questi giorni, invece, la questione torna d’attualità. Secondo il Comune in un paio di mesi potrebbe essere messo in cantiere un progetto valido. Se ad un nuovo campionamento fosse confermata la potabilità dell’acqua, basterebbe una tubazione di circa 400 metri, i cui costi sarebbero a carico di Publiacqua. Ma la società invita alla prudenza. «I buchi nel terreno di drenaggio sono distanti quasi mezzo chilometro dal primo impianto di trattamento. Toglierla per drenare è un conto, per alimentare è un altro. Dovremmo consultare un geologo per capire le conseguenze dell’emungimento. Sarebbe comunque una risorsa da usare “con le molle” e in situazioni di emergenza. La tubazione attraverserebbe un terreno privato, altra questione da affrontare».
Da Publiacqua si sottolinea come i problemi di approvvigionamento alle Grazie siano ora sotto controllo, e viene lanciata una sferzata all’ente locale: «Sono state proprio quelle perforazioni a togliere risorse al nostro pozzo nel paese, riducendone la potenzialità».
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