Il Tirreno

Pistoia

A Pistoia ha i sapori del deserto la sfida di Hassen e Sara

Valentina Vettori
Sara Vannucci e Hassen Saidi nel loro ristorante tunisino di via del Can Bianco (foto Gori)
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Sara Vannucci e Hassen Saidi nel loro ristorante tunisino di via del Can Bianco (foto Gori)

Lui giovane chef nel paese africano, lei ex insegnante e tour operator di Pistoia: aprono un ristorante tunisino nel pieno centro storico per farsi una nuova vita

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PISTOIA. La voglia di mettersi in gioco e la speranza di un futuro migliore. È questo che ha spinto Hassen Saidi – 28 anni, originario della Tunisia – e la sua compagna Sara Vannucci, 35, a intraprendere una nuova avventura lavorativa per dare una svolta alla loro vita. È così che lo scorso 2 luglio hanno inaugurato “Sahara”, un ristorante tunisino nel pieno centro storico di Pistoia, in via del Can Bianco.

Una scelta di coraggio che viene da lontano. Hassen e Sara si sono conosciuti tre anni fa in Tunisia, a Sousse. Meta turistica d’eccellenza, finita alla ribalta della cronaca per l’attentato terroristico sulla spiaggia dello scorso 26 giugno, in cui persero la vita 37 persone. Hassen, chef di professione in un grande hotel della cittadina, e Sara, tour operator per Alpitour. Galeotto fu l’incontro davanti a un piatto di cous-cous.

«È così che l’ho fatta innamorare» scherza Hassen, in un perfetto italiano. «Siamo andati subito a vivere insieme – prosegue Sara – ma con il tempo il lavoro per me è diminuito e nell’agosto 2014 ho deciso di tornare a Pistoia».

Sara è un’insegnante e da settembre dello scorso anno a giugno 2015 ha lavorato all’istituto Mantellate. Il compagno, nel frattempo, l’ha raggiunta in Italia, tre mesi dopo il rientro di lei. In quel periodo è nata l’idea di inventarsi un nuovo lavoro, di aprire un ristorante di piatti tipici tunisini.

I primi ostacoli sono arrivati nella ricerca del fondo, e poi i lavori di ristrutturazione, che sono durati tre mesi, e hanno impegnato Hassen e il padre e lo zio di Sara ininterrottamente. La lunga attesa per ottenere i permessi, i tempi burocratici infiniti e la difficoltà di trovare i fornitori per cucinare piatti di grande qualità.

Infine, l’inaugurazione il 2 luglio e l’apertura ufficiale la sera seguente.

«Una partenza che ci ha soddisfatto – sorride Sara – Il lavoro e gli investimenti sono stati tanti, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e speriamo di proseguire su questa strada».

L’attenzione ai dettagli dell’arredamento è stata massima. Pareti bianchissime e grandi vetrate, piastrelle a mosaico, ceramiche tunisine appese ai muri, narghilè, specchi e tende colorate che creano una piacevole atmosfera.

«Le ceramiche le abbiamo portate direttamente dalla Tunisia» racconta Hassen. E anche le tajine, pentole in ceramica in cui vengono serviti piatti di carne o cous-cous, arrivano dal paese africano.

Chef Hassen, fin dalle prime ore del pomeriggio, è impegnato in cucina, mentre Sara si occupa della sala e serve ai tavoli, aiutata da un’altra cameriera.

«I nostri piatti forti sono il cous-cous di agnello con verdure e uvetta – racconta Sara – e i piatti di carne che Hassen serve con riso e verdura, come da tradizione tunisina».

Il nome del ristorante, Sahara, è arrivato quasi per caso, quando a proporlo fu il padre di Sara. Per adesso il locale è aperto solo la sera, ma da settembre c’è in progetto l’idea di aprire anche a pranzo per servire a self-service piatti italiani e tunisini. Dopo l’estate l’impegno della coppia aumenterà comunque, perché sono in attesa del loro primo figlio.

«Sarà dura – scherza Hassen – ma siamo giovani. Ce la faremo».

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