Il Tirreno

Pistoia

Le piante di castagno tornano in salute

di Elisa Valentini
Le piante di castagno tornano in salute

L’attività di contrasto al parassita comparso nel 2008 sta dando buoni frutti grazie all’introduzione dell’insetto antagonista

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MONTAGNA PISTOIESE. Quest’autunno torneremo a mangiare castagne e farina dolce della Montagna pistoiese. I castanicoltori evidenziano infatti un netto miglioramento nella salute delle piante, dopo i danni causati dall’invasione del Cinipide Galligeno, parassita che aveva inibito gran parte della produzione. «I castagni sono molto più carichi di frutti rispetto al 2014 che, per la Val Sestaione, è stato il peggiore – spiega Agostino Sichi, proprietario di un mulino a Pian degli Ontani – anzitutto per fattori climatici: la scorsa estate, il tempo piovoso e fresco, ha permesso alle piante di rivegetare anche dopo che le femmine del Cinipide avevano già depositato le uova. Così le porzioni di pianta libere dalle galle hanno fruttificato. Una iniziale attività di contrasto al parassita, inoltre, può averla già svolta il Torymus sinensis, l’insetto antagonista introdotto in modo massiccio nei nostri castagneti nella primavera 2014. A maggio, la dottoressa Chiara Ferracini dell’Università di Torino, ha accertato che il Torymus si è ben insediato. La presenza delle larve significa che ha già cominciato a riprodursi. La speranza adesso è nella pioggia – conclude Sichi - il castagno, per fruttificare bene, ha bisogno di acqua sulla chioma”. La lotta biologica è oggi l’unica speranza contro il Cinipide, parassita di origine asiatica giunto in Toscana nel 2008 e che, in pochi anni, ha provocato cali nella produzione di castagne fino al 90%. Dal 2010 la Regione ha finanziato 60 lanci di antagonisti cui se ne sono aggiunti una decina fra Provincia ed ex Comunità Montana. Ma la svolta è avvenuta nel 2014, con l’entrata in campo di diverse associazioni locali - fra cui il Centro Studi Beatrice di Pian degli Ontani, le Proloco di Piteglio e Le Piastre, i cacciatori, la cooperativa Val d’Orsigna - che, attraverso raccolte fondi ed il sostegno dei Comuni di Marliana e Piteglio, hanno acquistato kit di antagonisti, poi rilasciati sul territorio, seguendo le indicazioni della Regione: oltre 400 in tutto, ovvero oltre 63mila Torymus liberati. I primi effetti positivi di rilievo saranno visibili fra circa 4 anni, anche se la diffusione è più rapida del previsto. Inoltre alcuni antagonisti, dal Nord Italia, si stanno spostando verso la Toscana. «Siamo fiduciosi – ci dice Ugo Bugelli, castanicoltore di Piteglio -nelle nostre zone, anche grazie al clima, la produzione aveva già ripreso del 20-25% nel 2014. Quest’anno credo che si possa recuperare un ulteriore 50%, anche se sono ricomparse alcune malattie come il cancro corticale e lo Gnomo Nio Psis. L’auspicio è di tornare a produrre, a Piteglio, almeno 70 quintali di farina come nel 2010». La castagna, sull’Appennino pistoiese, resta però un prodotto sottoutilizzato. Un marchio territoriale e un consorzio di produttori sono ancora utopia. Un’occasione sprecata, come ha ribadito anche lo storico pistoiese Alberto Cipriani in un recente incontro sul cibo tenuto a Cutigliano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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