Lutto
Show in piazza del macellaio-filosofo
Dario Cecchini premia i colleghi storici della Montagna pistoiese
CUTIGLIANO. Serata di spettacolo e… a tutta ciccia, in piazza Catilina, a Cutigliano. Venerdì, per il festival “LetterAppenninica”, Dario Cecchini, il macellaio filosofo di Panzano in Chianti, ha condotto una degustazione dei prodotti tradizionali della Montagna pistoiese. Con l’immancabile grembiule da macellaio, tra formaggi, miele, tagliatelle al mirtillo, fagioli, biscotti, affettati, vino e gelato serviti dai produttori, tutti di aziende pistoiesi. Si è trattenuto poi a chiacchierare con paesani e turisti durante la cena in piazza.
«Ho bisogno di questo – ci ha detto – di stare in mezzo alla gente». Inevitabile chiedergli com’è iniziata l’esperienza da macellaio. «Rappresento l’ottava generazione in macelleria e reggo botta da quarant’anni. La macelleria era di mio padre Tullio, che l’aveva rilevata da mio nonno Dario, morto un anno prima che nascessi io. A 19 anni rimasi orfano e dovetti subito rimboccarmi le maniche per tirare avanti l’attività. Questo lavoro in realtà ce l’ho nel sangue – ha detto – Ii macellai non possono andare in pensione, perché la passione rimane finché si campa. E poi siamo rimasti in pochi e dobbiamo dare il buon esempio alle nuove generazioni».
E in effetti, Dario Cecchini, sull’arte del macellaio la sa lunga. «Viva la ciccia e chi la stropiccia – ha scherzato – L’uomo è un carnivoro naturale: la ciccia è troppo buona, con tutto il rispetto per chi non la mangia. Chi viene nella mia macelleria non cerca solo il prodotto, che deve essere eccellente, ma un’esperienza».
A metà serata ha consegnato, assieme al sindaco Tommaso Braccesi e all’amico Marco Mucci, il premio “Una macelleria nella storia” ai macellai locali Francesco Rossi, Guido Rossi e Giacomo Ferrari.
«Sulla Montagna pistoiese mi sento a casa – ha aggiunto – La famiglia Cecchini è originaria di queste zone. Per prodotti tipici è il paradiso in terra. L’importante però è difendere gli artigiani perché il prodotto d’eccellenza non si fa da sé, ma è frutto della loro arte e della passione dei toscani per le cose buone». (e.v.)
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