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Pistoia

Dieci anni fa sparò alla moglie per gelosia

Dieci anni fa sparò alla moglie per gelosia

Il precedente: Luciano Mazzara, attualmente detenuto per droga, fu condannato per tentato omicidio

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PISTOIA. Anche allora la sua mano fu guidata dalla gelosia. Era il pomeriggio del 17 giugno 1995 quando Luciano Mazzara, davanti a un bar di via Battisti, a Monsummano, sparò un colpo di pistola in pieno addome alla moglie, madre dei suoi quattro figli. Mentre la donna lottava per la vita in ospedale, lui, per depistare le indagini della polizia, ferendosi volontariamente di striscio a un polso, sostenne prima la tesi di un agguato da parte di quattro sconosciuti, quindi quella di un incidente mentre, impaurito, braccato da qualcuno che voleva fargli del male, impugnava la sua Browing 7,65. Fatto sta che, grazie anche ad una testimonianza chiave, Mazzara venne arrestato per tentato omicidio e condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione sia in primo grado che in appello. I giudici ritennero veritiera la ricostruzione fatta dalla polizia e dall’allora pubblico ministero Luciano Costantini, che guidò le indagini: sparò volontariamente, roso dalla gelosia per una relazione che la moglie avrebbe avuto nel periodo in cui lui si trovava in carcere.

Sabato 17 giugno, ore 15,30. Insiema alla moglie trentunenne e al figlio primogenito, l’allora trentasettenne carpentiere siciliano arriva in auto in via Battisti. E d entra in un bar, dove incontra il fratello dell’uomo con cui la moglie avrebbe avuto la relazione. Consuma, esce, e se ne va. Ma dopo una mezz’ora torna sui suoi passi. Si dirige verso l’uomo e lo invita ad uscire. Fuori c’è la moglie, il figlio è nell’auto. Nasce una violenta discussione. Mazzara estraee la pistola, la punta verso l’uomo e minaccia di ammazzarlo. Tenta di mettere il colpo in canna ma non ci riesce. Allora lo colpisce alla nuca con il calcio dell’arma. L’uomo si dà alla fuga. In preda all’ira Mazzara risce a caricare la 7,65, si volta verso la moglie e le dice: «Ora tocca a te». E fa fuoco. Trapassandole l’addome. Un secondo colpo, che poi lo ferisce di striscio a un polso, potrebbe poi averlo sparato volontariamente per depistare le indagini, oppure potrebbe essere stato un maldestro tentativo di finire la donna. Fatto sta che il carpentiere carica la moglie sulla sua Seat Ibiza, la porta all’ospedale di Pescia, si fa medicare in fretta il polso e poi fugge dopo aver nascosto la pistola – con la matricola abrasa – sotto un cartello stradale.

Fondamentale, per ricostruire l’accaduto, la testimonianza del fratello dell’amante della moglie, messo alle strette dopo che la polziia aveva recuperato la sua capicia sporca di sangue in un cassonetto. (m.d.)

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