Sicurezza
«Una fonte insostituibile di saggezza e conoscenza»
SAN MARCELLO. «Una persona insostituibile. Amava davvero la sua montagna». Alice Sobrero, assessore alla Cultura di San Marcello, racchiude in poche parole la personalità di Vinicio Betti. «È stata...
SAN MARCELLO. «Una persona insostituibile. Amava davvero la sua montagna». Alice Sobrero, assessore alla Cultura di San Marcello, racchiude in poche parole la personalità di Vinicio Betti. «È stata la prima persona che ho conosciuto sulla Montagna pistoiese – racconta – 15 anni fa, quando ero a lavorare assieme ad altri archeologi alle Torri di Popiglio: venne ad aiutarci a ripulire il sito dalle acacie. Allora mi raccontò della Montagna pistoiese, che amava in modo incondizionato. Un amore che sapeva trasmettere agli altri, ai bambini come agli adulti. Mi fece capire quanto questa terra fosse speciale. Aveva viaggiato e conosceva il francese. Era sempre disponibile, un comunicatore unico delle bellezze della montagna, un archivio di conoscenze insostituibile. Sentiremo tanto la sua mancanza».
Amante delle lunghe camminate, dei boschi, della storia locale, Vinicio ha lavorato sempre come guida escursionistica. Per 25 anni ha fatto parte del Cai e fu uno dei soci fondatori della cooperativa Itinerari di Pracchia. «L'ho incontrato nel 1980 – ricorda l’amica Pia Benedetti – Sono rimasta affascinata dalla sua grande saggezza. Mentre camminava in montagna, cantava i versi di Beatrice di Pian degli Ontani. Recitava Dante e conosceva molti segreti dei borghi, gli artigiani nascosti nei paesi delle Apuane».
«Ha guidato sul territorio i ragazzi di tante scuole – spiega Gianna Dondini di Itinerari – era una persona fuori dal comune. L’animo fanciullesco lo faceva entrare subito in sintonia coi ragazzi. Domenica era in giro per i monti con un gruppo di escursionisti».
Era un pilastro per l’Ecomuseo della Montagna. Grande conoscitore delle ghiacciaie del Reno e della ferriere, teneva visite guidate e laboratori di lavorazione della pietra, poiché era un abile scultore, e di forgiatura del ferro. I bambini lo guardavano a bocca aperta, per la sua abilità nel dare forma ai riccioli di ferro, ma anche per quella barba bianca che ricordava loro Babbo Natale. Chi lo ascoltava raccontare leggende e aneddoti, con inconfondibile tocco goliardico, restava incantato.
«Fu uno dei primi operatori dell’Ecomuseo – spiega Manuela Geri, già responsabile dell’ufficio cultura della Provincia – Lo conosco da quando eravamo ragazzi che ci trovavamo sul treno per andare a scuola. Aveva frequentato l’istituto per geometri, ma preferì fare la guida escursionistica. Sapeva suonare la chitarra, la batteria e la fisarmonica. Da ragazzo aveva fondato anche una band musicale, poi intorno ai vent’anni entrammo insieme nel Collettivo folcloristico montano. Una perdita enorme per la Montagna».
Lo staff dell’Ecomuseo lo ricorderà con un manifesto o comunque in forma pubblica.
Teneva anche i laboratori sui giochi del passato al Museo di Rivoreta. «Vinicio frequentò molto il paese – spiega Silvio Giannoni, presidente dell’associazione Museo della Gente – Vicino ai cartelli del museo c’è un fiore in pietra che aveva scolpito. Fu anche l’autore del cartello per il gruppo folk Gigetto del Bicchiere posto nell’omonima località».
Vinicio ripudiava molte tecnologie moderne fra cui il cellulare, che acquistò solo negli ultimi anni perché non poteva più farne a meno per lavoro. Amava stare coi bambini e i bambini adoravano lui. «Quando arrivava a scuola – racconta Sara Nesti, maestra della primaria di Cutigliano – apriva un quadernino vecchio, tutto scritto a mano. Lo appoggiava su un leggio, fermato con le mollette per i panni, e intonava le canzoni popolari di una volta».
«Quando mi capitava di andare nelle scuole per i corsi sulla sicurezza in montagna – ricorda Luca Ceccarelli, responsabile del Soccorso alpino – i bambini porgevano subito una domanda: quando arriva Vinicio?».
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