Sicurezza
Pallavicini, il Comune dice no a Euronics e a Chateau d’Ax
Tutto fermo nell’immobile realizzato in via Sestini che rischia di diventare una cattedrale nel deserto Mancato accordo tra i proprietari dell’area e “salta” la revisione della lottizzazione
PISTOIA. Non soltanto Euronics. C'e' anche la famosa azienda di mobili imbottiti Chateau d'Ax che ha chiesto di aprire al Pallavicini Center, il centro direzionale completato da due anni ma ancora quasi del tutto inutilizzato, che sorge lungo via Sestini, accanto al centro commerciale Panorama. Il Comune però ha già anticipato che risponderà picche: lo ha rivelato in consiglio comunale lo stesso sindaco Samuele Bertinelli. Non solo: il sindaco ha anche rivelato che nell'ottobre scorso è clamorosamente fallito un tentativo di accordo per un nuovo piano attuativo, unica strada possibile per far decollare il centro direzionale, che a questo punto rischia di rimanere una cattedrale nel deserto.
Ma andiamo con ordine: perché il Comune dice no alle nuove attività? Il motivo è sempre lo stesso: allo stato degli atti, secondo Palazzo di Giano, nell' area di via Sestini (la cosiddetta area ex Pallavicini, dal nome dei vecchi proprietari), non si possono aprire nuove attività di vendita, perché tutta la superficie utile a questo scopo, nella lottizzazione, è stata assorbita dal centro commerciale esistente.
Proprietaria del Pallavicini Center (17.000 mq di superficie, un grande edificio su tre piani con un giardino pensile all'interno) è la società Sirim, di cui è presidente l'avvocato pistoiese Andrea Baldi, mentre il patron della Pistoiese Orazio Ferrari è unodei soci). Ovviamente loro non sono mai stati d'accordo con la linea del Comune, ma i loro ricorsi al Tar sono stati inutili, perché i giudici amministrativi la pensano esattamente come a Palazzo di Giano. È proprio dopo una di queste sentenze, nel giugno 2013, che emerse la disponibilità del Comune a discutere di un nuovo piano attuativo: in cambio del sospirato via libera alle attività di vendita, però, tutti i proprietari coinvolti avrebbero dovuto accettare una notevole decurtazione delle loro possibilità di costruire, accettando in cambio ampi spazi verdi pubblici. Obblighi pesanti da digerire, ma i padroni del Pallavicini Center hanno assolutamente bisogno di aprire le porte ad una grande attività commerciale (come Euronics, appunto) per far tornare i conti del loro investimento,stimato in 40 milioni.
Così si comincia a discutere. Nell'agosto 2014 la Sirim e altre due società proprietarie di appezzamenti nell'ex Pallavicini (la Sirim 2 e la San Cipriano) presentano una proposta di piano attuativo alternativo. Che peró ha un difetto: manca la firma della quarta società proprietaria nell'area, la pratese Tredil. A ottobre, una riunione con le quattro società fa emergere la divisione tra i proprietari e anche, a sorpresa, la rinuncia della stessa Sirim al suo piano bis. Nei mesi successivi Baldi e Ferrari cercheranno di ottenere comunque il via libera alle nuove attività di vendita, ma sbatteranno ancora sul muro del Tar. Un "no", come detto, che stanno per incassare anche formalmente i gruppi con cui la Sirim si era impegnata, cioè Euronics e Chateau d'Ax.
Tutti questi eventi, in larga parte inediti, li ha rivelati il sindaco Samuele Bertinelli rispondendo in consiglio comunale ad una interpellanza del consigliere Del Bino (M5S).
Insomma, ora come ora la situazione appare bloccata: il Pallavicini Center è in larga parte inutilizzato, per gli altri lotti non ci sono permessi a costruire in vigore. Tutta l'area rischia di rimanere così com'é oggi, un pezzo di città incompleto.
«L'amministrazione - ha concluso il sindaco - ha lavorato ad una variante al piano attuativo vigente, cambiando l'assetto urbanistico. Purtroppo la mancata intesa tra i privati ha reso impossibile percorrere questa strada».
E allora? Possibile che non ci siano alternative alla paralisi? «L'amministrazione comunale - ha risposto Bertinelli - si riserva di formulare di propria iniziativa una nuova pianificazione. Sarà peró difficile che i privati proprietari possano trovarsi d'accordo».
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