Gioco
Chef per vocazione dalla mensa scolastica all’Expo di Milano
Montale, David Maccariello, 29 anni, cucina ogni giorno per 600 bambini ma da aprile è stato chiamato a lavorare nell’area del Padiglione Italia
MONTALE. Dalla mensa scolastica all’Expo di Milano: per David Maccariello, 29 anni, giovane chef responsabile della cucina centralizzata di Montale, la scuola è finita, quest'anno, con oltre un mese e mezzo di anticipo. Il 15 aprile infatti, su richiesta delle ditta che gestisce la mensa e per cui lavora, è partito alla volta di Milano, per 3 mesi, come chef in uno ristoranti presenti nei padiglioni dell'Expo: un’esperienza formativa da non perdere.
«La ditta per cui lavoro, la Cirfood di Reggio Emilia, che opera un po' in tutte le regioni d'Italia, quando ha vinto la gara di appalto per l’Expo, mi ha offerto di partecipare, e già essere stato scelto, dal mio responsabile per la Toscana, per questo grande evento mondiale che forse non rivedremo più in Italia, è stato molto gratificante».
David vive a Prato con la moglie Giada, parrucchiera, anche lei a Montale, e la piccola Alice di soli 16 mesi, e allontanarsi non è stata una scelta facile. «Ne abbiamo parlato a casa e non mi sono sentito di stare lontano dalla mia famiglia, ma è un’esperienza lavorativa importante e non potevo mancare. A metà aprile sono partito per il corso di formazione e a maggio per l’apertura dell’Expo eravamo già al lavoro. Rimarrò fino alla fine di luglio».
Dopo il diploma alla scuola alberghiera di Montecatini nel 2005, David ha fatto un po' tutte le esperienze che occorrono ad uno chef per diventarlo, non solo di nome, ma anche di fatto: «Mi manca solo l'esperienza sulle navi – spiega – Però a un certo punto, quella vita era diventata troppo stancante e ho chiesto di entrare in mensa. Da due anni sono responsabile del centro cottura di Montale e mi trovo bene: il lavoro è meno creativo ma richiede molta attenzione perché si cucina per 600 bambini. Inoltre faccio catering con una ditta di Prato e lì posso divertirmi a creare piatti".
E ora questa opportunità all’Expo da cui spera di uscire ancor più arricchito di esperienza. «Non si smette mai di imparare. Lavoro vicino al padiglione Italia, in un Free flow "Tracce", una specie di self-service più libero e d'impatto, strutturato a isole, dove facciamo anche show cooking, spadellando la pasta espressa davanti ai clienti. Il lavoro è duro, il ristorante è aperto dalle 11 alle 22,30, e anche se siamo divisi in due turni il flusso di gente è continuo, tutto il giorno. Ma sono molto soddisfatto di essere qui con tante persone valide».
Oggi il lavoro di chef è di gran moda, le scuole alberghiere sono prese d'assalto da giovani che vogliono imitare i grandi cuochi diventati star dei programmi televisivi.
«Io già da bambino, a casa, facevo i dolci, e alle medie partecipai a un corso di cucina pomeridiano e mi appassionai ancor di più. I miei genitori cercarono di dirmi che bisogna lavorare il sabato e la domenica, quando tutti gli altri fanno festa, ma ero convinto. È vero, richiede sacrificio, ma se lo fai con passione ripaga».
Per chi ancora non ha avuto modo di andare a Milano, la curiosità di questo Expo è tanta. Gli chiediamo quale è la cosa in assoluto più bella di tutto l'Expo.
«L'albero della vita è spettacolare, vederlo dal vivo è ancora più bello. Quando inizia lo spettacolo serale c'è sempre tantissima gente, davanti, ad aspettare. Io dormo lì vicino e la sera lo guardo dalla finestra della camera, tutto illuminato, che si apre e fiorisce a tempo di musica con i giochi di luci e di acqua».
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