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Pistoia

La vittoria di Lidiya, ecco il permesso di soggiorno

La vittoria di Lidiya, ecco il permesso di soggiorno

La fidanzata di Gianmichele Gangale, ucraina, non era riuscita a rientrare in Italia per il blocco dei flussi. Ieri il prezioso via libera dalla Questura di Pistoia

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AGLIANA. Lidiya Levchenko può rimanere in Italia. Da ieri la donna ucraina ha finalmente in mano il permesso di soggiorno, rilasciato dall’ufficio immigrazione della Questura di Pistoia. Da due anni Lidiya assiste il fidanzato Gianmichele Gangale, l’elettricista quarratino aggredito durante la terribile rapina del 24 gennaio 2013, quando, poco prima dell’alba, i rapinatori fecero irruzione nella casa del giovane, a Buriano, condannandolo alla paralisi. In quel giovedì di sangue, uno dei rapinatori accoltellò Gangale appena sotto la nuca, lesionandogli il midollo spinale. Da allora Lidiya, che all’epoca stava con Gianni (come lo chiamano gli amici) da pochi mesi, lo ha assistito notte e giorno: fino allo scorso maggio, quando la donna è dovuta tornare in Ucraina per stare vicino al padre, ricoverato in ospedale. Per il blocco dei flussi però, la fidanzata di Gianmichele non è riuscita a rientrare in Italia fino al 7 luglio scorso. Eppure avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere asilo politico o, com’è poi accaduto, di ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. «Nessuno – spiega la donna – mi ha mai aiutato in questo percorso. Anzi, sembrava non ci fossero possibilità per me».

La svolta è arrivata grazie alla Questura di Pistoia che si è mossa per garantire a Lidiya il diritto di rimanere al fianco di Gianni. La donna, dopo aver affrontato un impervio viaggio da un Paese all’altro, è finalmente riuscita a mettere piede in suolo italiano e ieri mattina, poco dopo le dieci, ha ottenuto il permesso di soggiorno, valido per un anno… quanto basta per organizzare un bel matrimonio, chissà. Ma la strada per questa coppia è ancora in salita. «Senza aiuti economici – spiega Lidiya pochi minuti dopo essere uscita dalla Questura – è difficile andare avanti. Non possiamo resistere da soli. Quello che ci passano non basta nemmeno per garantire a Gianni un’assistenza continua. Sia io che lui siamo arrabbiati. Stiamo parlando di un ragazzo che non si può permettere più nulla e – ripete - nonostante sia stato ridotto così per una rapina, lo Stato ci ha abbandonati». Ogni pochi mesi, denuncia Lidiya, la coppia deve presentarsi in Comune, ad Agliana, dove i due risiedono, per ottenere delle briciole.

Inoltre, continua la donna, «nessuno dagli uffici comunali mi ha mai indicato la via per restare in Italia in maniera regolare». La fidanzata di Gangale è arrivata a Prato sei anni fa. Nel giugno 2012 ha incontrato Gianni. La prima uscita a mangiare sushi e poi l’amore che sboccia e la voglia di stare insieme, di diventare una famiglia. Ma nel gennaio 2013 il sogno è stato interrotto da una manciata di criminali, tutti di origine albanese, poi arrestati e condannati. Lidiya, quando Gianni era ancora ricoverato all’unità spinale dell’ospedale fiorentino di Careggi, ha trascorso due mesi a imparare le tecniche adeguate per assistere il fidanzato, in attesa del suo ritorno a casa. In questi ultimi anni diversi politici si sono interessati alla vicenda di Gangale, ma molte si sono rivelate semplici apparizioni a favor di media. «Dobbiamo ringraziare solo Maurizio Ciottoli» sottolinea Lidiya riferendosi al consigliere comunale d’opposizione ad Agliana, del gruppo Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale – È l’unico ad essersi occupato davvero di noi». Infine Lidiya ringrazia il personale dell’ufficio immigrazione di Pistoia. «Senza il loro lavoro e il loro impegno, io adesso non sarei qui» dice la donna.

Beatrice Faragli

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di Redazione web