Il Tirreno

Pistoia

Breda, gli operai impugnano il licenziamento

Pedinati e sorpresi fuori casa nonostante fossero in malattia o permesso. Cosa dice la legge

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L’operaio licenziato da AnsaldoBreda nelle scorse settimane ha impugnato il provvedimento tramite la Fim Cisl. La sua collega, una donna, che ha ricevuto la lettera giovedì 9 luglio, si è rivolta all’ufficio vertenze della Cgil e anche lei intende impugnare il licenziamento.

È scontro tra l’azienda e le Rsu, che affermano di essersi trovate di fronte al fatto compiuto e che AnsaldoBreda ha violato la legge, incaricando un’agenzia investigativa di scattare foto e fare video dei due dipendenti per poi accusarli di un comportamento illecito. L’operaio aveva avuto accesso alla legge 104, la collega era in malattia. Ma sarebbero stati pizzicati fuori casa dagli investigatori aziendali. «I controlli - ha ribadito due giorni fa la Rsu al termine di un incontro in mensa coi lavoratori - spettano al medico legale dell’Inps, e devono essere svolti nelle apposite fasce orarie».

Nessuna intenzione di difendere persone che fanno le furbe, sostengono, ma lo stupore per un’azienda che ha evitato qualsiasi confronto con loro. L’ Rsu voleva parlare con Carlo Cremona, responsabile delle risorse umane, già ieri. La richiesta era stata esplicita, e avanzata giovedì mattina durante la mezz’ora di presidio davanti alla direzione aziendale. AnsaldoBreda ha risposto che Cremona potrà essere a Pistoia mercoledì prossimo, due giorni prima dell’incontro a Roma per parlare dei 129 esuberi negli stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria, e della chiusura del sito di Palermo.

Sulla vicenda, AnsaldoBreda, ribadisce di aver agito nel rispetto della legge. Ci sono alcune sentenze della Cassazione (l’ultima è la 8784 del 30 aprile 2015) che si sono pronunciate a favore dell’utilizzo di investigatori privati. Come conferma Antonio Orsi, presidente provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, «la giurisprudenza si sta orientando in una certa direzione, ammettendo il ricorso alle agenzie investigative nei casi di lavoratori con permessi per la 104».

Maggiori chance, secondo Orsi, le potrebbe avere l’operaia che contesterà l’uso dell’investigatore mentre si trovava in malattia. «Anche in questo caso però, c’è almeno una sentenza significativa, la 6236 del 3 maggio 2001, che dà ragione all’azienda, a cui consente “di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia”.

E nella riforma perseguita dal Jobs Act? «È attuata attraverso sei decreti legislativi. Due sono stati approvati dal Consiglio dei ministri in via definitiva, mentre quattro devono ancora esserlo. In uno di questi si prevede la revisione della disciplina dei controlli a distanza del lavoratore. Tale controllo mira a verificare - spiega Orsi - come i dipendenti lavorano o si comportano durante l’orario di lavoro, modificando di fatto l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, che vietava tassativamente al datore di lavoro di usare impianti audiovisivi e qualsiasi altro tipo di apparecchiature. Il controllo effettuato nei casi Breda - conclude Orsi - è di altro genere e di questo il Jobs Act non fa menzione». È da ritenere che AnsaldoBreda si sia fatta forte, quindi, delle recenti sentenze della Cassazione.

Tiziana Gori

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