Sicurezza
Otto anni a un monsummanese
Era coinvolto in uno spaccio di droga con un albanese e un tunisino
GHEZZANO. Un laboratorio artigianale per confezionare panetti di eroina e un valore, stimato al momento del blitz sulla base della quantità rinvenuta, di almeno mezzo milione di euro se la sostanza stupefacente fosse stata smerciata al dettaglio.
Era il maggio 2014 quando i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile e della Compagnia scoprirono in una villetta a Ghezzano l'attività illegale arrestando quattro persone, sequestrando quasi 3 chili di eroina purissima, 38 kg di sostanza da taglio e 22mila euro in contanti.
Le condanne, giudice Donato D'Auria, pm Paola Rizzo, sono state proporzionate alla quantità di droga recuperata: Eneo Citea, 34 anni, albanese, ha preso 13 anni; assolta la moglie Carmen Citea, 33 anni; Leo Ciervo, 49 anni, di Monsummano ha avuto una pena di 8 anni; patteggiamento a 2 anni e 8 mesi per Khaled Talbi, 26 anni, tunisino. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Andrea Callaioli, Massimo Parenti e Gabriele Dell'Unto.
Eneo Citea aveva ammesso subito ai militari di vivere con la spaccio, mentre la moglie aveva dichiarato di lavorare come badante. Ciervo e Talbi, nell'ipotesi accusatoria, erano gli acquirenti che, poco prima di finire in manette, avevano comprato 270 gr. di eroina.
Agli arresti i carabinieri erano arrivati identificando, al cimitero di Campo, conducente e passeggero di una Fiat Panda affiancata da uno scooterista poi riconosciuto in Citea che aveva passato un involucro all'interno dell'abitacolo.
Poi l’indagine portò a tutto il resto. (p.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google