Il Tirreno

Pistoia

Atti falsi alla «Turati», condannati in quattro

Pasquale Petrella
Il giudice Luca Gaspari (foto Gori)
◗
Il giudice Luca Gaspari (foto Gori)

Il notaio Cappellini, Maria Cariglia e il marito Massimo Dami hanno prodotto documenti illegali nel 2009 per il passaggio di poteri al vertice della Fondazione

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Il giudice monocratico Luca Gaspari ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione il notaio Giulio Cesare Cappellini; a due anni Maria Vincenza Cariglia figlia dell’omonimo senatore; a tre anni e nove mesi il marito di quest'ultima, Massimo Dami, che è stato anche interdetto dai pubblici uffici; a un anno di reclusione l’avvocato romano Claudio Giannelli. Ha assolto invece le dipendenti della famiglia Cariglia, Daniela Bellan ed Helen Ramos.

Si è chiuso così con quattro condanne e due assoluzioni il primo grado di giudizio che riguarda le irregolarità negli atti pubblici fatti nel 2009 per il passaggio di poteri all'interno della Fondazione Turati onlus, colosso pistoiese dell'assistenza sociosanitaria. L’indagine era partita su denuncia presentata da Nicola Cariglia, 72 anni, fratello dell’ex segretario del Psdi, e fin dall’inizio del 2009 consigliere delegato della Fondazione Turati. Era stato lui a nutrire sospetti sulla regolarità di quell’atto con cui suo fratello, ormai in condizioni di salute molto precarie, avesse nominato la figlia a succedergli alla presidenza della Fondazione Turati.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.11787602:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11787602:1652015098/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il giudice ha parzialmente accolto le conclusioni del pubblico ministero, Giuseppe Grieco che ha sostenuto il reato di falso ideologico in atto pubblico commesso dal notaio Giulio Cesare Cappellini, 74 anni, difeso dall’avvocato Andrea Niccolai, perché avrebbe redatto l'atto di designazione con il quale Antonio Cariglia, quale presidente della Fondazione Turati, rinunciava a tale carica e designava suo successore la figlia, pur rendendosi conto che in quel momento l'allora ottantacinquenne ex senatore ed ex segretario nazionale del Partito socialdemocratico, era in una fase di “fluttuazione negativa” – come ha sottolineato il pm durante la requisitoria - e quindi non capace di intendere e di volere. Non a caso l'atto non fu sottoscritto dall'ottantacinquenne, poi scomparso nel febbraio 2010, anche se - ha sottolineato il pubblico ministero - in altre situazioni seppur con scrittura tremolante, Antonio Cariglia aveva firmato dei documenti. Alla figlia Maria Vincenza Cariglia di 55 anni, era stata contestata l'aggravante della continuazione e per il marito Massimo Dami, difeso dall'avvocato Alberto Russo, anche il reato di violenza privata. A quest’ultimo il giudice, a differenza degli altri imputati, ha aumentato la condanna di un mese rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero. Più defilate le posizioni della quarantottenne Daniela Bellan e della quarantacinquenne Helen Ramos che già il pubblico ministero aveva messo in una posizione di minore responsabilità. Nel processo la Fondazione Turati si è costituita parte civile con l’avvocato Adriano Saldarelli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web