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AnsaldoBreda, due lavoratori licenziati dopo controlli investigativi
Pistoia, erano in malattia ma foto e video commissionati dall’azienda li avrebbero incastrati. Sindacati e rsu in rivolta: violata la legge
PISTOIA. Un impiegato e un'operaia licenziati dopo essere stati pedinati, con tanto di foto e video, mentre erano a casa per malattia o perché avevano avuto accesso alla legge 104 (quella che consente di assentarsi dal lavoro tre giorni al mese per assistere un parente malato). Il secondo licenziamento, quello dell'operaia, ha fatto scattare giovedì 9 luglio lo sciopero spontaneo dei lavoratori AnsaldoBreda.
Un'ora di sciopero, con le prime dichiarazioni degli Rsu che stigmatizzavano l'atteggiamento dell'azienda. Giovedì 16 luglio l'assemblea con tutti i lavoratori nella mensa. "C'era un silenzio di tomba", dice Gianluca Zanetti, membro del coordinamento Rsu per la Fiom Cgil. Un silenzio di tomba dopo il racconto degli ultimi sviluppi in via Ciliegiole. Subito dopo una parte dei lavoratori ha presidiato per mezz'ora la direzione, mentre i rappresentanti sindacali parlavano con Raffaele Fiorillo, responsabile provinciale del personale. "Avevamo chiesto - afferma Tiziano Fabbri, Rsu Ugl - che fosse presente anche il dottor Carlo Cremona, direttore delle risorse umane del gruppo AnsaldoBreda, ma purtroppo non c'era". Fabbri parla di "decisione sciagurata".
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Ma cos' è successo? Che due lavoratori, un uomo e una donna, un impiegato e un'operaia, sono stati licenziati nelle ultime settimane. E questo, affermano gli Rsu, dopo essere stati pedinati da investigatori privati commissionati dall'azienda. I due erano in malattia o usufruivano della legge 104, ma chiamati in direzione, sarebbero state loro mostrate le prove (foto, video) del comportamento "fraudolento" e licenziati in tronco. "Il controllo, nella legge italiana, spetta all'Inps attraverso le visite fiscali di un proprio medico. Non esiste che sia pagato un investigatore privato", dicono gli Rsu. L'azienda, prosegue Fabbri, "si sta muovendo con un'etica che non è più quella del passato. Purtroppo in direzione stamani c'era solo il dottor Fiorillo e non anche Cremona. Noi chiediamo un incontro con i vertici per chiarire le posizioni. L'azienda sta sorvegliando i lavoratori in malattia e si arroga il diritto di stabilire chi è in salute oppure no. L'accertamento di malattia spetta all'Inps".
Del controllo ad opera di investigatori sarebbe scritto nel provvedimento di licenziamento, dice Zanetti. "Riteniamo questo comportamento inammissibile, non si può violare la legge e la privacy dei lavoratori", prosegue. "Soprattutto - afferma Marco Fontana, Rsu Fim Cisl - dobbiamo riportare un clima di serenità. C'è una cessione in atto, dopo che una classe dirigente non all'altezza ha distrutto per anni la produttività, guadagnandosi anche ricche buonuscite". Niente da dire sul comportamento dei lavoratori, quindi? "Noi sappiamo - dice Fontana - che ci sono regole da rispettare, riteniamo che lo sappiano anche i dipendenti, che in questi giorni stanno lavorando con oltre 40 gradi sulle casse del nuovo treno lungo il binario esterno, perché i lavori del nuovo laboratorio sono ancora in corso". Fabbri e Fontana sostengono che l'azienda "è andata a colpire soggetti particolarmente deboli, persone che stavano attraversando anche un momento personale molto difficile".
Che sia la nuova linea dettata da Hitachi? "Se fosse un messaggio Hitachi - risponde Albano Tonioni, Rsu Fiom Cgil - sarebbe ancora peggio. Noi diciamo no alla legge del taglione, ma soprattutto chiediamo il rispetto delle regole, sia all'azienda che ai lavoratori, nei quali riponiamo la nostra stima. Vogliamo essere convocati e discutere la questione a 360°. Il 24 luglio, a Roma, c'è un incontro con i rappresentanti sindacali per parlare dei 129 esuberi tra gli stabilimenti di Pistoia, Reggio Calabria e Napoli, e della chiusura del sito di Palermo, dove lavorano altri 160 dipendenti. C'è da trovare un accordo su mobilità e legge Fornero. Non possiamo arrivarci con questo clima di tensione".
La tensione che regnerebbe ora in via Ciligiole non favorisce il lavoro. "Per noi la situazione che si è creata rappresenta un problema - conclude Tonioni -. O si vuole creare un clima di terrore, oppure ci sono persone che non si riesce a buttar fuori e allora si usano certi metodi. Comunque sia, abbiamo dei treni da fare. Siamo in linea coi tempi di consegna, ma il clima non favorisce la produttività".
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