Il Tirreno

Pistoia

Mense, il Comune assicura «Aumenti sì, ma leggeri»

di Fabio Calamati ; di Fabio Calamati

A crescere del 10% rispetto a quanto si paga adesso sarà solo la tariffa massima «Una scelta esclusivamente tecnica, per adeguarsi ai costi, varata dopo tre anni»

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PISTOIA. Le famiglie pistoiesi che lasceranno i figli a mangiare a scuola, da settembre dovranno pagare di più. Ma il 10% di aumento riguarderà solo la tariffa massima, quella che pagano gli utenti con reddito Isee sopra i 40.000 euro o che il certificato Isee non lo presentano proprio. Gli altri avranno sì degli aumenti, ma saranno “ritocchi lievissimi”. Ad esclusione della fascia Isee 0-5.000 euro, che rimarrà totalmente esente.

Le precisazioni arrivano dall’ufficio stampa del Comune,il giorno dopo la pubblicazione della notizia degli aumenti in arrivo da settembre. La nota di Palazzo di Giano insiste anche su un altro punto: gli aumenti nelle tariffe delle mense scolastiche sono un “aumento tecnico” , deciso per riallineare quanto pagato dalle famiglie ai costi effettivi del servizio. Fermo restando il principio che il costo pieno lo sostiene solo una parte degli utenti, quelli che hanno a che fare con la tariffa massima.

“Con l'ultima gara per il servizio di ristorazione scolastica – si legge nel comunicato del Comune – che ha recepito tutte le indicazioni provenienti dai genitori e dai comitati mensa (cibi biologici e a chilometro zero, modifiche alle ricette per una maggior gradevolezza del pasto, ed altro) il costo unitario del pasto è passato dai precedenti 5,30 euro a 5,87 euro. È dunque il costo unitario del pasto che è aumentato del 10%... L'amministrazione avrebbe dovuto fin da subito adeguare la tariffa all'effettivo costo del servizio, come ribadito anche dalla sentenza sul ricorso al Tar presentato ormai tre anni fa da alcuni genitori pistoiesi contro la prima rimodulazione tariffaria proposta dal Comune”.

Quel sistema di tariffe, lo ricordiamo, prevedeva costi diversificati in base al reddito Isee, con le fasce più alte che arrivavano a pagare una tariffa di 6,10 euro, ben più elevata del costo medio del singolo pasto. Il Tar bocciò questa scelta del Comune, ritenendo impraticabile un sistema che chiedesse a tutti gli utenti di presentare una dichiarazione Isee.

La decisione del Tar è dell’aprile 2013, due mesi dopo Palazzo di Giano deliberò il sistema di tariffe attualmente in vigore, con quella massima a 5,30 euro e giù a scendere in base alle fasce Isee. A settembre 2013 fu assegnato l’appalto per la fornitura pasti finoal 2017, che – dice il Comune – ha fatto innalzare il costo medio. Ma le tariffe rimasero ferme e solo ora vengono adeguate.

Definito l’aumento per la fascia più alta, “per le altre – spiega il Comune – ci saranno una serie di riduzioni molto significative che saranno definite con il disciplinare dei servizi educativi e che vedranno o nessun aumento o ritocchi lievissimi”.

L'orientamento dell'amministrazione, in conclusione, “è quello di mantenere - se non potenziare - tutte quelle forme di agevolazione capaci di aiutare le famiglie a sostenere il costo del servizio in maniera equa e proporzionata alle capacità economiche di ciascuno. Alle famiglie che ricadono nelle fasce Isee inferiori a quella massima, saranno dunque chiesti importi più bassi (graduati a seconda della fascia di appartenenza) e in alcuni casi anche bassissimi o nulli, ai quali il Comune aggiungerà dalle proprie casse comunali la cifra rimanente per arrivare a coprire l'intero costo del pasto pari a 5,87 euro. Dunque, nessuno pagherà l'intero costo del pasto, e l'amministrazione continuerà ad investire ingenti risorse (si prevedono 720.000 euro di esoneri a totale carico del Comune, a fronte di 3,8 milioni di costo del servizio) per garantire l'accessibilità del servizi a tutte le fasce di popolazione”.

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