Italia
L’inceneritore di Montale può bruciare più rifiuti
Sentenza del Tar dà ragione al ricorso del gestore Ladurner contro la Provincia. Franceschi (Cis): ci sono limiti strutturali, e i Comuni non vogliono ampliarlo
MONTALE. Nell’inceneritore di Montale si potranno bruciare rifiuti anche oltre le 150 tonnellate giornaliere stabilite dall’autorizzazione provinciale.
Il limite all’attività di incenerimento infatti, non è più da rintracciare nella quantità del materiale incenerito, ma nella capacità termica massima dell’impianto. Lo ha stabilito il tribunale amministrativo regionale con la sentenza del 14 maggio scorso (depositata il 29 giugno). Ladurner srl, gestore dell’impianto montalese, aveva fatto ricorso al Tar contro la Provincia di Pistoia (all’epoca dei fatti competente per il rilascio dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale necessaria all’attività di incenerimento dei rifiuti), forte delle modifiche contenute nel decreto Sblocca Italia, per chiedere “di poter raggiungere il carico termico consentito superando il limite delle 150 tonnellate giornaliere in caso di utilizzo di rifiuti a basso potere calorifico”.
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Per raggiungerlo – ma il dato non è ufficiale - il gestore potrebbe bruciare oltre il 10% in più del quantitativo attualmente previsto dall’autorizzazione, senza alcuna nuova Valutazione di impatto ambientale. Per i gruppi anti-inceneritoristi si tratta di una sentenza in contrasto con la tutela della salute pubblica. Intanto il presidente del Cis, la società dei tre Comuni della Piana proprietari dell’inceneritore, precisa che «esiste un limite fisico oltre al quale non è possibile andare. Solo due delle tre linee presenti – spiega Edoardo Franceschi - sono collegate al recupero energetico. La linea 1 e la linea 3 producono vapore e quindi calore. La 2 è solo di sostegno. Il progetto iniziale della quarta linea inoltre, è ampiamente superato. In questo i sindaci dei tre Comuni (Quarrata, Agliana e Montale, ndr) sono stati chiari. Certamente – continua il presidente – siamo in un periodo di attesa. Bisogna infatti vedere se la Provincia farà appello al Consiglio di Stato».
Dall’ente provinciale per adesso non arrivano risposte in merito a un eventuale appello. L’iter per il rinnovo dell’Aia è cominciato nel 2012, quando la Provincia era ancora competente in materia ambientale, e si è concluso nell’estate 2014. L’autorizzazione rinnovata non faceva cenno al carico termico ma soltanto al quantitativo dei rifiuti bruciati, 150 tonnellate giornaliere. Per questo il provvedimento è stato impugnato da Ladurner e, in prima battuta, la sezione del Tar ha accolto l’istanza della società. A quel punto la Provincia ha modificato l’aia inserendo la possibilità di smaltire i rifiuti fino al raggiungimento del carico termico “fermo restando – però – che il quantitativo massimo di rifiuto smaltibile non può superare le 150 t/g”. Ordinanza questa impugnata da Ladurner e considerata dalla società contraddittoria. Dal canto suo la Provincia ha più volte ribadito la necessità di far passare qualsiasi aumento dei quantitativi bruciati da una valutazione di impatto ambientale, visto che ciò incide sui volumi dei fumi prodotti, e dunque sugli inquinanti emessi in atmosfera, che hanno un impatto sull’ambiente e sulla popolazione. La recente normativa infatti parla sì di “saturazione di carico termico” ma anche del fatto che questo tipo di autorizzazione è subordinata al fatto “che sia stata valutata positivamente la compatibilità ambientale dell’impianto in tale assetto operativo”.
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