Il Tirreno

Pistoia

Sassofoni e lacrime per Bucci

di Tiziana Gori
Sassofoni e lacrime per Bucci

L’ex sindaco salutato con la musica di “Bella ciao”. Rosati: ci sentiamo più soli

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PISTOIA. «Se è vero che le città non sono altro che le persone che ci vivono, oggi Pistoia è più povera. Noi torneremo nelle nostre case e tu tornerai idealmente a essere un ragazzo a Baggio, dove hai imparato l'alfabeto essenziale della vita, quello che conta davvero, quello delle relazioni umane. Ti promettiamo che staremo accanto a Teresa e Osman».

Claudio Rosati, amico da quasi 40 anni, capo di gabinetto negli anni del suo mandato a Palazzo di Giano, ricorda con parole scritte a mano su alcune pagine di quaderno l'uomo e il politico Marcello Bucci, sindaco di Pistoia dal 1988 al 1992, scomparso lunedì 29 giugno a soli 63 anni. Bucci, il sindaco comunista che aprì alla Democrazia cristiana creando una spaccatura all'interno del suo stesso partito, Bucci l'intellettuale di sinistra, il filosofo e musicista, il padre e compagno di vita.

C'erano quasi 200 persone davanti alla chiesa della Misericordia, sul sagrato infuocato dal sole, a salutarlo nel rito civile scelto dalla famiglia. Il Comune di Pistoia era presente con il gonfalone. Il sindaco Samuele Bertinelli era in prima fila, a fianco della famiglia, nel corteo che ha accompagnato Bucci davanti alla chiesa. Marcello Bucci ha coordinato la campagna elettorale dell'attuale sindaco, evidente la commozione sul volto del primo cittadino. Per l'amministrazione erano presenti anche il vicesindaco Daniela Belliti e l'assessore alla cultura Elena Becheri. Hanno presenziato alla cerimonia gli ex sindaci antecedenti e successivi al mandato di Bucci: Renzo Bardelli, Luciano Pallini, Lido Scarpetti, Renzo Berti.

Sassosoni e clarinetti: sulle note di "Fischia il vento", l'auto funebre ha raggiunto il sagrato preceduta da alcuni componenti della banda di strada "Fiati sprecati". «Marcello è venuto a trovarci al Social Forum, a Firenze - raccontano Marco Noto e Giovanni Ughi - Nel 2010 e 2011 ha partecipato a molte manifestazioni con noi, filopolitiche e per i servizi civili». Una delle grandi passioni di Bucci, infatti era il sassofono sax tenore. Dopo "Fischia il vento", durante e dopo il rito civile il gruppo fiorentino lo ha voluto salutare con "Bella ciao", Bubamara (di Goran Bregovic, da "Gatto nero, gatto bianco" di Emir Kusturica), "Addio Lugano bella" (canto anarchico).

«Fu lui a chiamarmi nella sua giunta come assessore all'ambiente - ricorda Lido Scarpetti - Un giorno, nell'estate del 1992, mi disse "preparati". A fare cosa? Gli risposi, ma lui cambiò discorso. Poco dopo capii che non solo stava pensando alle sue dimissioni ma che con grande eleganza aveva già pensato a chi passare il testimone dopo la diaspora interna con il Pci seguita all’apertura di Marcello alla Democrazia cristiana».

Claudio Rosati legge davanti al feretro il ricordo in memoria dell'amico scomparso: «Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe toccato a me, più anziano di te, fare questo discorso, dover interpretare i sentimenti di tutti gli amici che sono oggi qui presenti per salutarti insieme al gonfalone della città di Pistoia che hai servito come sindaco. Siamo tristi, sbigottiti, abbiamo pianto e queste sono parole per darci coraggio, per consolarci, per manifestare la nostra vicinanza affettuosa a Teresa, Osman e a tutta la tua famiglia... Parlando in questi giorni - prosegue Rosati - con le persone che ti hanno conosciuto ho scoperto che hai lasciato a ognuna qualcosa di personale; tutti hanno beneficiato della tua intelligenza e della tua curiosità del mondo. Ognuna ha portato una sua pietra sulla tua tomba. Sono più di quante pensassi.... È stato detto che avresti abbandonato la politica attiva. Sappiamo quello che in realtà hai lasciato e quello che hai continuato a fare. Non è mai venuta mai la passione per la città, per il vivere collettivo. Con te parlavamo di cinema, di buoni libri, di musica e di vini. Scherzavamo sulle tue sacker, il tuo sassofono e i "Fiati sprecati". Eri quello che ci diceva di andare sempre a cercare là dove non avremmo mai pensato. Soprattutto, non hai mai ceduto alla tentazione di un sentimento superficiale o rancoroso, anche quando sarebbe stato comprensibile. Dopo essere stati con te - conclude Rosati - vorremmo tornare alle nostre case smentendo il filosofo che vuole che gli uomini nascano, vivano, ma non siano felici perché hanno paura di morire. Non so se ci riusciremo, ma il tuo sorriso triste, bella misura della tua anima, ci sarà d'aiuto».

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