Sicurezza
"Siamo state spinte dentro casa e mi hanno costretta a dare i soldi"
Ponte dei Bini, Tea Fabbri racconta la drammatica rapina subìta insieme alla cognata da parte di finti operai dell'acquedotto
AGLIANA. Quando c’hanno spinto dentro casa ho pensato: siamo fritte. Ho preso il telefono per chiamare mio figlio, ma me l’hanno strappato di mano. Poi hanno chiesto le chiavi della cassaforte e mi hanno preso il portafoglio. L’hanno ritrovato i vicini in un giardino. Eh, non c’era neanche un centesimo, vai!...».
Tea Agenore Fabbri è una donna combattiva. Minuta e fragile all’apparenza, battagliera di carattere. Non era caduta nel tranello del finto operaio dell’acquedotto, ma niente potevano lei e la cognata, Nada Capecchi, contro i due uomini giovani che le hanno costrette ad entrare nella casa di Tea, sabato 27 giugno intorno alle otto a Ponte dei Bini. Una truffa, tentata prima singolarmente ai danni delle due anziane si è trasformata in rapina. E per alcuni minuti anche in sequestro di persona. Tutti reati commessi dai due uomini - trentenni e italiani - di cui sono in corso le ricerche da parte dei carabinieri della Compagnia di Pistoia, chiamati dal figlio di Tea , Ferrero Fabbri.
Le truffe a ripetizione avvenute in questa settimana nella Piana tra Pistoia e Prato hanno alzato il livello di attenzione delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali. Di soli pochi giorni fa il video della Polizia municipale pistoiese, che invita soprattutto le persone anziane a prestare attenzione ai finti tecnici del gas, dell’acqua o dell’energia elettrica.
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Tea Fabbri racconta quanto successo seduta nel piazzale della ditta da fabbro del figlio Ferrero, che ha l’attività accanto alla sua casa di via Lungo Calice. In quella casa lei, 84 anni, ci vive da sola. «Mio figlio Patrizio (don Patrizio Fabbri, parroco di Vignole e Catena, ndr) dorme qui da me. Già da tempo mi ha chiesto di trasferirmi da lui, ma io ho volevo restare a casa mia». Un’abitazione a due piani, in aperta campagna, distante nemmeno un centinaio di metri da quella dei cognati, Liliano e Nada Capecchi. Liliano ha problemi di salute e ieri mattina Tea era andato a trovarlo. «Per strada - racconta - ho incrociato due giovani. Indossavano dei giubbotti catarifrangenti e un cartellino di riconoscimento. Hanno detto di essere operai dell’acquedotto. Uno dei due mi ha chiesto di entrare in casa per controllare la pressione dell’acqua, perché secondo lui c’era una perdita». Conosceva la zona, ha raccontato a Tea del camion parcheggiato di frequente nella piazzola di fronte alla casa della cognata, proprio dove si trova una tubazione dell’acqua. «Dev’essere stato quello», le ha detto. Lei non si è comunque fidata, e ha risposto che entrava a controllare le cannelle da sola. «L’ho lasciato fuori, ma me lo sono ritrovato poco dopo davanti alla soglia, insisteva che doveva entrare».
In quel momento è arrivata piangendo la cognata, Nada, di 87 anni. «Ci hanno rubato i soldi, mi hanno fatto aprire la cassaforte», le ha raccontato. In pratica, l’altro finto operaio era riuscito a farsi aprire, e una volta dentro aveva spruzzato uno spray sul volto dell’anziana e del marito, che riposava nel letto ma aveva sentito la moglie gridare. Uno spray che li ha lasciati, hanno riferito ai carabinieri, momentaneamente intontiti. Si era fatto consegnare le chiavi della cassaforte arraffando 1.500 euro, e dandosi poi alla fuga. Deve aver visto che Nada, fattasi coraggio, era uscita di casa per andare dalla cognata. Sono arrivati praticamente insieme da Tea Fabbri. «Ci hanno strattonate, spinte dentro casa - racconta Tea - Ho preso il cellulare per chiamare mio figlio e me l’hanno strappato, poi mi hanno costretta ad aprire la cassaforte e a dargli i soldi». All’interno c’erano 500 euro, i risparmi della pensione. «Mentre erano dentro casa - prosegue - uno dei due ha ricevuto una telefonata. Era un complice, che probabilmente gli diceva di muoversi, perché lui ha risposto: «Hanno da aprire la cassaforte». Poi sono scappati a piedi, ma di sicuro c’era qualcuno in auto ad aspettarli».
«Un vicino - spiega Ferrero Fabbri - ha visto un’auto chiara passare a forte velocità. Io sono arrivato alle nove, pochi minuti dopo che era successo tutto». Le due anziane sono state visitate da personale medico del 118, Il ricovero non è stato necessario. «Stavano sorvegliando la zona da tempo - è convinto Ferrero Fabbri - Un presunto operaio dell’acquedotto è passato da mio cognato anche la scorsa settimana, ma non aveva aperto».
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