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Consorzio Multipass a rischio chiusura senza fondi regionali

Consorzio Multipass a rischio chiusura senza fondi regionali

Danti, sindaco di Abetone: gli impiantisti sono preoccupati Mai arrivati i soldi da Firenze, mancano almeno tre milioni

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ABETONE. Avrebbero dovuto sedersi ieri davanti al notaio i rappresentanti delle sei società d’impianti che costituiscono il consorzio Abetone Multipass per sottoscriverne il rinnovo. E invece tutto è rimandato al 30 giugno.

L’ultimo di tanti rinvii che palesano difficoltà tali da poter far saltare il sistema impianti dell’Abetone. Il consorzio, che gestisce la biglietteria unificata del comprensorio, fu rinnovato nel giugno 2014 per un solo anno. Martedì sarà dunque l’ultimo giorno utile per l’operazione, pena la decadenza e la messa in liquidazione. «Il rinnovo del Multipass è a rischio – esordisce il sindaco di Abetone, Giampiero Danti – dipende se ci sarà o meno un intervento di sostegno agli impianti dalla Regione. Questa ci aveva garantito 3 milioni di euro entro il 2015, ma ancora non ci sono certezze in merito. Le società non ce la fanno più, schiacciate dagli ammortamenti dei mutui contratti in passato per investimenti. Se la Regione non darà un segnale forte, sarà inutile rinnovare il consorzio e tenere aperti gli impianti. E non solo in estate, ma anche per l’inverno. Senza consorzio verranno meno le fondamenta del sistema. Sarebbe la fine dell’Abetone, la stazione che ha fatto la storia dello sci nel mondo, e del comparto neve in Toscana».

Il consorzio, che esiste dai primi anni ’80, è il collante economico, e non solo, fra le sei società. Verrebbe meno lo skipass unificato per il comprensorio abetonese e gli sciatori dovrebbero acquistare vari biglietti. Il Multipass è stato individuato anche come punto di partenza per un futuro consorzio cui affidare la gestione unificata di servizi come la battitura piste, per conseguire nuove economie di scala. Il finora mancato rinnovo è poi questione di responsabilità verso la clientela. La prevendita degli skipass stagionali, ad esempio, in genere aperta da maggio e che frutta 200-300mila euro di incassi, non è ancora attiva proprio per il rischio di mancata apertura degli impianti.

La preoccupazione è tanta: gli impianti danno lavoro diretto a circa 200 dipendenti, fra fissi e stagionali, ma l’attività indotta tocca circa 2mila persone. «Se chiudono gli impianti, chiude l’Abetone – dichiara Clarissa Tonarelli dell’hotel Primula– sono come la Fiat per Torino. Non ne possiamo fare a meno».

«Senza impianti l’Abetone non ha ragione di esistere – commenta Filippo Lo Giudice, esercente e noleggiatore di attrezzature sportive – come lo Stato aiuta il trasporto pubblico e le aziende private, dovrebbe sostenere gli impianti. Anche l’Abetone però dovrebbe dare un segnale, sforzarsi di offrire un’alternativa alla neve, valorizzare l’estate e farsi promozione attraverso il web».

«Senza impianti, l’Abetone può chiudere – commenta Michela Santi del bar La Posta – ma un aiuto ci vorrebbe per tutte le attività economiche: fra tasse e balzelli, la barca su cui siamo tutti è destinata ad affondare».

Elisa Valentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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