Sicurezza
«Giusto staccare l’acqua ai morosi»
Il tribunale di Pistoia dichiara inammissibile il ricorso di una residente dei Ronchi
QUARRATA. Morosa da tre anni, l’amministratore di condominio, in accordo con i condomini, le stacca l’acqua. Lei, dopo mesi senza potersi fare neppure un doccia a casa propria, privata di un servizio essenziale, presenta un ricorso d’urgenza per il ripristino dell’erogazione.
L’epilogo è arrivato nei giorni scorsi, quando il giudice del Tribunale di Pistoia ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. Giusto, dunque, aver staccato l’acqua alla signora che da tempo non pagava le spese condominiali (comprensive anche della bolletta dell’acqua). Il caso riguarda un condominio di Quarrata, zona Ronchi, con 18 condomini all’interno. Per anni le famiglie hanno sborsato i soldi per coprire i mancati pagamenti della donna, saldando così il conto con Publiacqua, riferito a un unico contatore in comune per tutti gli abitanti. Dopo vari tentativi di conciliazione, l’amministratore, il geometra Fabio Bonaccorsi, ha convocato un’assemblea (anche se, così detta la norma, avrebbe potuto decidere senza consultare le famiglie) proprio per affrontare la questione.
Da qui la scelta di staccare l’acqua alla signora. A quel punto è stato mandato un idraulico per fare una deviazione al tubo esterno al palazzo. Da quel momento, novembre 2014, il rubinetto all’interno dell’appartamento della donna è rimasto a secco. Il diritto alla salute, invocato in fase di ricorso, non è bastato a concedere il ripristino del servizio. La residente quarratina, proprio dalle pagine del Tirreno, aveva denunciato una situazione indecorosa e indegna.
L’amministratore però, secondo il giudice, ha seguito la norma (articolo 63, terzo comma, disposizioni d’attuazione del codice civile), ovvero lo strumento di autotutela del condominio, da adottare in caso di una morosità di almeno sei mesi sui servizi comuni (che poi ognuno utilizza separatamente). Non solo, bene ha fatto Bonaccorsi, stabilisce il giudice, a chiudere l’acqua alla signora prevenendo così l’interruzione totale del servizio a tutti gli altri condomini, a cui non è giusto imporre spese aggiuntive e onerose per l’acqua consumata in casa altrui. «Al di là della specifica vicenda – commenta l’amministratore– purtroppo casi simili sono sempre più frequenti. I condomini – sottolinea – non possono farsi carico anche delle spese di chi non paga. Deve essere il Comune, con misure mirate ai piani di rientro, a intervenire».(b.f.)
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