Il Tirreno

Pistoia

SANITÁ

Peggiora la pagella dell’Asl 3

di Fabio Calamati
Peggiora la pagella dell’Asl 3

Passi indietro nei dati 2014 del Sant’Anna: male soprattutto l’integrazione tra ospedali e territorio

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PISTOIA. Una parte della sanità pistoiese cammina con il passo del gambero: invece di migliorare, tra il 2013 e il 2014 ha fatto dei passi indietro. Niente di drammatico, certo: anche qui ci sono settori di eccellenza o comunque molto buoni, ma l’ultima indagine del Laboratorio Management e sanità della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, diffuso nei giorni scorsi, questo arretramento complessivo lo fotografa con chiarezza.

I tecnici del Laboratorio pisano dal 2001 misurano la performance delle varie aziende sanitarie per conto della Regione e sono i primi a sottolineare che le loro non sono “pagelle” e che l’obiettivo non è quello di stilare classifiche ma, semmai, di individuare problemi e aree su cui intervenire. Anche se poi i grafici a bersaglio, che sintetizzano l’andamento di ciascuna Asl, invitano da soli a fare dei confronti. E a contare, ad esempio, quanti tra i 57 indicatori utilizzati questa volta nel rapporto finiscono nella zona rossa (performance molto scarsa) o in quella arancione (scarsa). Conteggio che relega l’Asl 3 in fondo alla classifica toscana, visto che ha 4 bersagli rossi e 14 arancioni, in compagnia dell’Asl di Livorno, con 7 rossi e 10 arancioni.

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Ma un confronto, forse, più corretto è quello tra le prestazioni della stessa Asl 3 tra 2013 e 2014. Ebbene, sommando da un lato gli indicatori rossi e arancioni e dall’altro quelli verde scuro (prestazione ottima), verde (buona) e gialla (media), si vede che il 67,8% dei dati pistoiesi finisce nell’area “buona” e il restante 32,2 in quella “da migliorare”. È un risultato che viene messo in rilievo anche dalla nota della direzione Asl (vedi in questa pagina). Il problema è che nel 2013 Pistoia aveva il 75% degli indicatori nell’area buona e il 25 in quella problematica. Quindi la situazione è peggiorata.

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Così fan tutti? Macché: basta guardare i dati globali della Toscana. Nel 2013 gli indicatori di dettaglio in area positiva erano l’83,5%, un anno dopo sono all’83,2, quindi praticamente stabili. Mentre nello stesso anno Pistoia fa segnare un calo.

Quali sono i punti deboli della sanità pistoiese? Gli indicatori nella zona rossa, come detto, sono 4: la valutazione dei sistemi informativi, la soddisfazione per il ricovero ospedaliero, il percorso oncologico e l’integrazione tra ospedale e territorio. Merita particolare attenzione quest’ultimo indicatore, visto che l’assistenza territoriale è di cruciale importanza in una azienda sanitaria come quella pistoiese, dove il nuovo ospedale è stato concepito “per acuti” e quindi il resto dell’assistenza sanitaria dipende soprattutto dall’efficace risposta di strutture sanitarie territoriali, medici di famiglia e così via. Ebbene, proprio qui Pistoia risulta addirittura ultima in Toscana, con un punteggio di 0,73, ben sotto la media regionale, che è di 2,4.

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In concreto che significa tutto ciò? Ad esempio che l’Asl 3 ha il record toscano di ricoveri oltre 30 giorni in relazione alla popolazione: sono i cosiddetti “ricoveri sociali”, che richiederebbero l’accoglienza dei pazienti non autosufficienti in strutture residenziali e non in ospedale. Altro settore negativo è la percentuale di ricoveri con la stessa diagnosi ripetuti a distanza di 1-6 mesi. Accanto a questi, ci sono segnali molto positivi, come il buon risultato dell’assistenza domiciliare o l’assistenza alle future mamme. Insomma, qui più che mai è difficile isolare solo luci o ombre: la realtà è fatta di tendenze a volte contrastanti, come in questo caso. Proprio per questo indicatori come quelli del Sant’Anna, che costringono a fare sintesi, sono particolarmente utili.

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