Attenzione
Processo Untouchables, il giallo del video perduto
Pistoia, distrutta la ripresa originale dei primi 4 mesi e mezzo di controlli nell’ufficio di Evangelisti, uno dei principali imputati
PISTOIA. E ora la già complessa vicenda dell’inchiesta e del processo Untouchables si arricchisce di un altro capitolo, il giallo delle registrazioni video andate distrutte. I video in questione sono quelli ripresi dalla telecamere fissa piazzata dalla Digos (dopo aver ottenuto regolare autorizzazione) nell’ufficio privato dell’ex dirigente dei lavori pubblici del Comune di Pistoia Marcello Evangelisti, uno dei principali imputati del processo, che si occupa di gare d’appalto truccate negli enti locali pistoiesi tra il 2006 e il 2011. In particolare, ad essere andate distrutte sono le riprese dal 23 agosto 2011 al 5 gennaio 2012, cioè tutta la fase iniziale dell’inchiesta. Riprese importanti, perché consentivano di spiare 24 ore su 24 l’attività di Evangelisti, che nel suo studio privato, in vicolo Taverna, a un passo da piazza del Duomo, teneva – secondo la Procura – le mazzette ricevute dalle aziende che via via favoriva e anche la loro contabilità.
Le riprese, dei veri e propri “verbali video”, dovrebbero immortalare anche i sopralluoghi notturni della Digos nell’ufficio di Evangelisti, sopralluoghi effettuati per sistemare microcamere e microfoni, ma durante i quali gli agenti ripresero anche immagini di quattro fogli nei quali – sempre secondo l’accusa – Evangelisti teneva il conto delle mazzette ricevute. Conclusione, quest, ultima, respinta dalla difesa dell’ingegnere: per fare quelle riprese ci sarebbe voluto un mandato di perquisizione, che gli uomini della Digos non avevano. Per tutto questo, verificare di persona quei filmati era parso importante ai difensori degli imputati, visto anche che agli atti dell’inchiesta ci sono solo dei singoli fotogrammi estrapolati dai filmati stessi. E qui la sorpresa: tra i video depositati dalla procura mancano i primi quattro mesi e mezzo di riprese, corrispondenti all’inizio dell’inchiesta e ai primi sopralluoghi notturni della Digos.
Il pm Francesco Sottosanti ha spiegato che i filmati originali sono andati persi per un incidente fortuito, forse una smagnetizzazione. Ma che comunque rimangono i fotogrammi allegati dalla Digos ai verbali dell’inchiesta. E che del tentativo di recuperare i filmati, affidato ad una ditta specializzata, esiste precisa traccia documentale. Insomma, nessun tentativo di nascondere nulla. Le difese, sempre per bocca di Giuseppe Castelli, hanno insistito per recuperare i filmati originali dal server presente presso la Procura della repubblica. Sottosanti ha replicato che in quella sede si trovano i file audio, ma non i video. Così, tra botte e risposte, condite di tecnicismi informatici, si è andati avanti finché il tribunale (presidente Annamaria Sacco, a latere Ottavio Mosti ed Emanuela Francini) ha disposto che in una prossima udienza saranno ascoltati il capo della Digos Luigi Larotonda (già lungamente interrogato nelle scorse udienze) e il luogotenente Placido Panarello, capo della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri, perché riferiscano l’esatto funzionamento del sistema di intercettazione e registrazione audio e video. Una decisione accolta con evidente disappunto dal pm Sottosanti, che riteneva di aver già chiarito a sufficenza la situazione.
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