Italia
Lucarelli e i suoi gioielli “D’Amor”
Originario di Bottegone, gira il mondo per far conoscere le sue creazioni artigianali che rievocano la Divina Commedia
PISTOIA. D’amor è la parola con cui firma le sue preziose e piccole opere d’arte, ovvero i suoi gioielli.Tommaso Lucarelli, 36 anni, di Bottegone, gira il mondo per far conoscere le sue creazioni artigianali, frutto dell’ amore per l’arte e per il design. Prima Londra, per imparare l’inglese, poi Milano, Spagna, New York, Dubai, Senegal, Hong Kong, luoghi in cui si trovano le sue esposizioni.
«Il mio è un modello di business semplice – spiega Tommaso -. Non faccio fiere, ma vado a propormi nelle varie gallerie in giro per il mondo, parlo con i gestori e spiego loro il mio modello artistico, un modello che dà rilievo al prodotto artigianale toscano. L’arte non è solo un dipinto, può essere fatta in tanti modi, anche attraverso un gioiello».
E le sue creazioni, in realtà, sono piccole opere d’arte che inneggiano alla cultura italiana e cristiana, modelli di riferimento di cui Tommaso racconterà presto in un libro che ha appena iniziato a scrivere. Ed intanto la sua pagina facebook “Tommaso Lucarelli Jewelry”, che poi è il nome del suo marchio, ha già più di 28mila seguaci.
«D’amor è una parola strettamente toscana che rievoca la Divina Commedia e la nascita della lingua italiana; e D’amor rievoca anche Roma, il primo indiscusso centro nevralgico dell’arte. I miei gioielli parlano di una rinascita dell’anima: le grandi aziende hanno purtroppo portato l’uomo ad impoverirsi, sia da un punto di vista economico che emotivo, producendo e vendendo sul mercato finti gioielli in acciaio che spesso hanno un costo elevato, facendo impoverire sia le persone sia il valore del gioiello stesso, che col tempo è andato perso. Nell’antichità i gioielli venivano utilizzati per elevare il corpo e l’anima, le donne ricche indossavano gioielli che rappresentavano la loro grandezza interiore. Oggi questo non esiste più. Le mie creazioni parlano di una rinascita dell’anima, che significa sia l’anima del gioiello sia l’anima della persona che lo indossa».
Una passione ed un amore per l’arte che si accendono in Tommaso fin da bambino quando, secondo i racconti della madre, rimaneva attratto dagli accessori che le persone indossavano e che guardava incantato come qualcosa di mistico e catartico. «Ho frequentato la scuola delle Arti Orafe a Firenze e da lì ho continuato a coltivare la mia passione. Butto giù delle bozze di disegno e poi comincio a lavorare con cera e lastra, attraverso tecniche sia antiche che innovative».
«Ma in Italia non vedevo prospettiva ed ho deciso di andare all’estero – racconta, con un po’ di rammarico - È un vero peccato che il nostro Paese non abbia più spazio per l’arte e per l’artigianato benché ci siano qui tanti designer di stile. Noi italiano abbiamo uno stile intrinseco che tutti ci invidiano e che non viene valorizzato; eppure sono tanti i grandi designer stranieri che vengono in Italia proprio per imparare quello stile».
Prossime tappe? Singapore, Giappone e Brasile, poi Tommaso promette di fermarsi in Italia, perché qui sono le sue radici. «Se ti sponsorizzi fuori dal tuo Paese, poi il tuo Paese viene a te», dice con grande convinzione ma che in questo caso vuole essere anche scaramanzia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
