Sicurezza
Punizioni illegali, maestra condannata
A Monsummano bambini strattonati, presi per il colletto o messi al buio nel ripostiglio: 6 mesi di reclusione per abuso di mezzi di correzione
MONSUMMANO. Bimbi sollevati a forza per il braccio, oppure afferrati per il colletto del grembiulino dalla “maestra cattiva”. E poi messi a sedere, da soli, sulla seggiolina della punizione, o chiusi nello stanzino, al buio, o nel bagno. A confermare i racconti dei piccoli alunni e i sospetti dei loro genitori erano state le telecamere spia piazzate nella scuola dell’infanzia dai carabinieri. Ed è da quelle registrazioni video che, quattro anni dopo, è arrivata quella il giudice ha considerato essere la prova della responsabilità penale dell’imputata. Condannata per il reato di abuso di mezzi di correzione una delle maestre in servizio, all’epoca dei fatti contestati (si parla dell’anno scolastico 2010-2011), alla materna “Mannozzi” di Monsummano.
Domenica Lo Russo, 48 anni, di Pieve a Nievole, è stata condannata al 6 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, beneficio, però, subordinato al pagamento del risarcimento dei danni morali alle parti civili: 5.000 euro per ciascuno dei tre bambini i cui genitori si sono costituiti in giudizio.
Le motivazioni della sentenza del giudice monocratico del tribunale di Pistoia, Daniela Bizzarri, sono state depositate in cancelleria proprio in questi giorni. Soddisfatto della sentenza l’avvocato Enrico D’Angelo, legale della famiglia di uno dei bambini che frequentavano la scuola di via Fermi. «Tutto è nato dalla segnalazine da parte di una mamma, che aveva raccolto le preoccupate confidenze della figlioletta su come alcuni bambini, nella sua scuola, venivano trattati male e puniti dalle maestre».
Inizialmente le maestre indagate dal pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, furono quattro. Per tre di loro fu chiesta l’archiviazione, per la Lo Russo invece il pm chiese la derubricazione dal reato di maltrattamenti a quello di abuso di mezzi di correzione.
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Tornando alla denuncia iniziale, la mamma della bambina ha raccontato durante il processo di come la figlia, ogni volta visibilmente impaurita, le avesse parlato della maestra “Mimma” che metteva in punizione i bambini chiudendoli in bagno; di come uno di loro veniva liberato solo quando si metteva a piangere. Delle stesso tenore la testimonianza di altri genitori: una bimba rinchiusa urlante e piangente in uno stanzino; un bambino terrorizzato dalla maestra “Mimma”, che quando, a casa, veniva rimproverato, si andava a rinchiudere da solo nel ripostiglio; e che aveva ormai così paura del buio che la notte non andava più in bagno; così come anche una sua compagna di classe.
Dopo la denuncia, i carabinieri di Monsummano, il 4 aprile 2011, piazzarono le telecamere spie nella scuola.«Le immagini – spiega la giudice nelle motoivazioni – hanno consentito di apprezzare e ben comprendere la metodologia didattica tenuta dalla Lo Russo nei confronti dei bambini». E spiega come si veda l’imputata afferrare «i bambini per un braccio o per il colletto... Il 2 maggio si vede la Lo Russo che colpisce con la mano la testa di un bambino... poi ne colpisce un altro su una guancia».
La giudice stigmatizza anche il comportamento delle altre maestre: «O tolleravano i sistemi punitivi della Lo Russo oppure condividevano un sistema educativo basato sull’abuso dei mezzi di correzione». Così come stigmatizza la «poco dignitosa e poco credibile» deposizione della coordinatrice: «Dice di non aver visto nulla, di non sapere nulla, tant’è che, pur ricevendo le lamentele di almeno due genitori, non si era preoccupata di accertare la fondatezza delle segnalazioni».
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