Sicurezza
Altri 15 posti per rifugiati e richiedenti asilo
I nuovi spazi per l’accoglienza di secondo livello sono suddivisi tra i comuni aderenti al progetto Sprar
PISTOIA. Il Comune di Pistoia ha messo a disposizione altri 15 posti per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati fino al 31 dicembre, nell’ambito del progetto Sprar (Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati): il progetto ministeriale per l’accoglienza di secondo livello.
Un progetto che mira all'integrazione e all'emancipazione dei profughi, con regole precise per dare la possibilità di inserirsi nel tessuto sociale. Fino ad oggi le collocazioni disponibili per questo tipo di accoglienza sul territorio pistoiese erano 52, adesso aumentate di 15 unità. Il ministero ha infatti richiesto di aggiungere altri posti al Comune capofila, Pistoia, che, insieme alle cooperative sociali referenti, ha così ne ha messi a disposizione altri 15, individuati fra i 6 Comuni della provincia aderenti al progetto Sprar: Quarrata, Agliana, Pistoia, Monsummano, Serravalle e Pieve a Nievole.
L’amministrazione pistoiese fa sapere che si sta impegnando affinché questi posti possano essere occupati da quei profughi già presenti sul territorio e attulmente inseriti nei progetti di prima accoglienza, e non a nuovi arrivi. «Non è ancora arrivato nessuno proprio perché gli uffici del Comune stanno lavorando per trasferire i profughi già presenti sul territorio dalla prima accoglienza al sistema Sprar» spiega l’assessore Tina Nuti.
Esistono infatti vari livelli di accoglienza dei migranti: quello di primo livello è rivolto alla prima accoglienza ed è gestito dal ministero attraverso le prefetture. Una volta arrivato, il profugo viene sistemato nelle strutture disponibili sul territorio, individuate dalle prefetture tramite un bando. Nel pistoiese sono circa 260 tali profughi. Per loro vengono già attivati servizi d’integrazione, come i corsi di lingua italiana. I limiti di permanenza in questo livello non sono definiti e possono variare. Per ottenere lo status di rifugiato il profugo deve poi passare attraverso una commissione territoriale che esamina ogni singola richiesta e decide se concedere lo status (e accedere quindi al secondo livello di accoglienza) oppure se il migrante è costretto a tornare nel proprio paese.
Nello Sprar possono inserirsi sia i richiedenti asilo che i titolari di protezione. «Cerchiamo di inserire in questo percorso anche persone (provenienti dalla prima accoglienza) che corrispondano alle caratteristiche richieste - spiega Roberto Niccolai, della coop Gli Altri, che si occupa, insieme ad altre cooperative del territorio dello Sprar – che abbiano già una competenza linguistica, se per esempio un profugo è laureato o conosce molte lingue apprenderà più velocemente, che abbia capito che lo Sprar è un percorso di emancipazione e che abbia dimostrato di saper convivere e accettare le differenze».
Le strutture fin’ora attivate e destinate allo Sprar sono prevalentemente tutte normali abitazioni, nelle quali convive un massimo di 8 persone. Qui, il profugo può rimanere per 6 mesi, prorogabili per altri 6 mesi al massimo. «Ogni mese viene fatto un bilancio delle competenze raggiunte e delle attività fatte da ognuno».
Durante questo periodo di accoglienza vengono attivati i percorsi per l’integrazione: corsi di lingua italiana, di formazione e tirocini.
Il servizio Sprar riconosce agli enti locali, per questi ulteriori 15 posti aggiuntivi, 35 euro al giorno. Una cifra che viene investita dagli enti anche «per pagare, per esempio, affitti, vestiti, corsi, aspetti sanitari e legali, mediazioni linguistiche».
Eleonora Ferri
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