Sicurezza
Fine annunciata per l’Unione dei Comuni
Il limite minimo è di 10.000 abitanti, con l’uscita di San Marcello e Sambuca ne resterebbero 4.000
SAN MARCELLO. Se San Marcello e Sambuca approveranno il recesso, l’Unione dei Comuni Appennino pistoiese si scioglierà. A far chiarezza sulle conseguenze nel caso dello sganciamento annunciato sono gli uffici regionali.
In base alle modifiche apportate nel marzo 2015 alla legge regionale 68/2011 sul sistema delle autonomie locali, i requisiti di popolazione minima per le Unioni sono divenuti più stringenti, col limite minino fissato a 10mila abitanti. «Nel caso dell’Unione Appennino pistoiese – ci spiegano– la deroga prevista dall’art. 55 non si applica. Pertanto, se si scende sotto 10mila abitanti, l’unione viene meno. Nel caso di recesso, verrà meno anche il contributo regionale assegnato per le funzioni svolte dall’Unione». Insomma, con l’uscita dall’attuale Unione (che conta 12.400 abitanti) dei comuni di Sambuca, con 1.680 abitanti, e di San Marcello, con 6670 residenti, la frittata sarebbe fatta. Quest’ultimo potrebbe esercitare le funzioni comunali fondamentali in maniera autonoma, ma tutti gli altri, avendo meno di 3mila abitanti, saranno obbligati comunque all’esercizio associato, ad esempio tramite convenzioni.
Occorrerà dunque decidere in fretta la strada. Aspetto non banale: la rottura interessa un ente composto da 5 Comuni governati da amministrazioni “tesserate” o almeno simpatizzanti Pd. La questione dovrà essere affrontata insomma anche dal punto di vista politico, come sottolineato più volte dagli stessi sindaci Fabio Micheletti di Sambuca e Luca Marmo di Piteglio. Così, il neoconsigliere regionale Marco Niccolai, in qua Flità di segretario del Pd provinciale, ha chiamato presto a raccolta i 5 primi cittadini. «Prima di pronunciarmi– dice – vorrei capire a fondo le motivazioni di questa situazione che avrà pesanti risvolti anche di carattere istituzionale».
Intanto ne esce rafforzata la posizione dei filo-fusioni, a 2 o a 4 Comuni che siano. Il Comitato per la fusione a quattro si dice pronto a tornare alla carica. «Il fallimento dell’Unione era prevedibile – spiega il coordinatore, Giuliano Tonarelli –un ente del genere non può funzionare. La Regione, passate le elezioni, si era impegnata ad esaminare le proposte già presentate, inclusa quella per la fusione a 4 sostenuta da alcuni consiglieri regionali. Se tutto rimarrà in stand-by, procederemo ad una raccolta firme per chiedere il referendum, ora facilitata dall’abbassamento delle soglie di sottoscrizioni necessarie: il 10% degli aventi diritto di un Comune e almeno il 15% di tutti gli elettori interessati».
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