Sicurezza
Il chirurgo sbaglia e interviene sulle vertebre sane
Il calvario di un uomo di Pistoia che ha subito due dolorose operazioni nell'ospedale Careggi di Firenze e ora fa fatica anche ad ottenere il risarcimento
PISTOIA. Si opera per un’ernia al disco dorsale ma, dopo sette giorni, gli comunicano che c’è stato un errore e viene operato nuovamente dopo nemmeno 20 giorni. È la sconvolgente storia di Roberto Vettorello, 65 anni, di Pistoia. L’uomo scopre l’ernia nel 2001 e, dopo anni di dolori e sofferenze, decide di sottoporsi ad un lungo e delicato intervento chirurgico alla clinica neurochirurgica di Careggi a Firenze.
Era il 27 febbraio 2013. «Sono stato operato dall’allora primario facente funzione il quale mi disse che non ci sarebbero stati problemi e che mi avrebbe operato tranquillamente, mentre altri chirurghi mi avevano sconsigliato di farlo, vista la pericolosità dell’intervento ed il possibile rischio di paralisi – racconta Vettorello - Sono stato in sala operatoria 9 ore e quando sono tornato in reparto ho capito subito che c’era qualcosa che non andava, ma mi dicevano che era un fattore psicosomatico perché avevo avuto quel terribile dolore per molti anni. Solo dopo 7 giorni dall’intervento il primario mi comunica, senza particolare imbarazzo, che si era verificato un errore: avevano sbagliato vertebra, avendo operato al livello D5-D6, dunque un livello discale sano, e non al livello D6-D7 come avrebbero dovuto. Dovevano dunque rioperarmi nuovamente. Sono andato in crisi».
Un intervento non da poco, visto che Vettorello è stato aperto sotto l’ascella, con conseguente sgonfiamento del polmone, taglio della pleura ed apertura tra le costole. «Sentivo ancora il dolore provocato dall’ernia, più quello dell’intervento – continua - Sono stato malissimo, i dolori erano allucinanti uniti ad uno stato depressivo che aumentava di giorno in giorno. Non avevo più la forza di fare niente».
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Roberto viene operato nuovamente il 13 marzo 2013 e, per fortuna, questa volta l’intervento riesce bene. Ma le sue sofferenze continuano ancora oggi. «La mia vita non è più quella di prima. La spina dorsale è indebolita, ho dolori al petto, sotto l’ascella, alle costole, devo assumere sonniferi e psicofarmaci. Ma, oltre a questo, ciò che mi ferisce di più e che mi amareggia è l’errore di cui sono stato vittima e la supponenza con la quale il mio caso è stato trattato. Nessuno mi ha chiesto scusa per quello che è accaduto, come se non fosse successo niente di grave».
Oltre al danno, dunque, la beffa. «Vettorello è arrabbiato, indignato, perché c’è stato un errore grossolano su un intervento pericoloso ed importante – spiega il suo avvocato, Silvia Ubaldi, del Foro di Pistoia - Da più di un anno sono in corso trattative estragiudiziali senza ottenere risultati: l’errore è pacifico ed è stato riconosciuto da azienda ospedaliera e chirurgo (responsabili in solido) dato che è scritto nelle cartelle cliniche, con tanto di radiografia prima e dopo l’intervento; purtroppo non è stato riconosciuto il danno morale accertato da consulenti medico-legali. A questo punto ci sarà la mediazione, presupposto obbligatorio imposto dalla legge in questi casi e, se fallirà anche questo tentativo, inizieremo una causa civile».
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