Vescovi: il mio impegno per il vivaismo e le terme
AGLIANA. «È un voto che dà un segnale forte a Renzi. Gli dice: stai attento perché se vai avanti così tra 2 anni non governi più». Figlio della piccola imprenditoria veneta, trapiantato (per...
AGLIANA. «È un voto che dà un segnale forte a Renzi. Gli dice: stai attento perché se vai avanti così tra 2 anni non governi più».
Figlio della piccola imprenditoria veneta, trapiantato (per matrimonio) da circa 8 anni ad Agliana, Manuel Vescovi è un padovano “naturalizzato” pistoiese che ha abbracciato sin dagli inizi la causa della Lega, e ha pochi peli sulla lingua quando si tratta di dire cosa, secondo lui, non va nel governo dell’Italia.
È il terzo dei candidati pistoiesi eletto al consiglio regionale, insieme agli esponenti Pd Federica Fratoni e Marco Niccolai. Il suo è il nome che il candidato governatore Claudio Borghi ha voluto nel listino bloccato, quello che sarebbe passato (senza essere scelto dagli elettori) avendo la precedenza sugli altri candidati della lista. «Abbiamo deciso di servirci del listino - ha spiegato Claudio Borghi - per favorire esclusivamente la candidatura di Manuel Vescovi, nostro segretario regionale. Una sua non elezione avrebbe creato una situazione per cui chi dirige il partito in Toscana, ossia Vescovi, non poteva ricoprire un ruolo attivo in consiglio. Era una questione di gerarchie interne al partito».
Vescovi, 45 anni, militante della Lega dal 1991, non nasconde che «un conto è essere il segretario di un partito allo 0,6%. Un altro il segretario di una Lega al 20%. Sento la responsabilità, ma non mi fa paura. Il segreto è essere umili».
Cosa risponde a quanti sostengono, dal Pd ai 5 Stelle, che quello alla Lega Nord è solo un voto “di pancia”? «Non è così. Abbiamo catturato in primo luogo i voti dell’elettorato di Forza Italia. I loro elettori si sono accorti che non hanno fatto un’opposizione vera al Pd, che il Patto del Nazareno era anche qui, e li hanno puniti». Loro, la Lega, invece opposizione la promettono, forti dei sei posti in consiglio regionale. «Saremo costruttivi, ma non faremo sconti sui temi a noi cari».
Quali? «Il mio impegno sarà per la giustizia sociale, andare a vedere ogni euro che la Regione spende per i rom».
Un salviniano convinto, dunque? Di quelli che vogliono le ruspe? «M’interessa la questione rom in un’ottica di giustizia sociale, lo ripeto. Le leggi che valgono per noi italiani devono valere anche per loro. Per quanto riguarda Pistoia m’impegnerò per il vivaismo - settore in sofferenza che però è un fiore all’occhiello della nostra economia e merita di avere riferimenti a livello europeo - per risolvere i problemi delle terme, e per la sanità, sulla quale Rossi sta prendendo decisioni di destra. La sanità pubblica deve esistere. Anzi, vorrei un modello come quello Lombardo, con gli ospedali aperti per gli esami di sera. Devo avere la possibilità di fare una tac alle 22 come a Milano».
E poi la questione lavoro... «La principale. E la risolvi aiutando le imprese, sgravandole dalle tasse. Allentando la burocrazia».
Tiziana Gori
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