Gioco
È panico al seggio se l’elettore si rifiuta di votare
Due casi di cittadini che per protesta hanno restituito la scheda. «Ma nessuno sapeva cosa prevede davvero la legge»
PISTOIA. Quando presentarsi al seggio ma rifiutarsi di votare diventa un’odissea. Due elettori hanno deciso di raccontarci le loro esperienze vissute domenica, in occasione delle elezioni regionali.
Il rifiuto della scheda elettorale non è espressamente normato, ma nemmeno vietato dal nostro ordinamento giuridico: l’elettore, infatti, ha la possibilità di farsi registrare al seggio, con tanto di documento e timbro sul certificato elettorale, e poi di non ritirare la scheda, facendo mettere a verbale dal segretario dell’ufficio elettorale, che è tenuto a farlo, purché sinteticamente, le motivazioni del voto non espresso. Un cittadino 49enne di Pieve a Nievole racconta di aver dovuto tribolare per ore prima di veder riconosciuto il proprio diritto. «Quando ho rifiutato la scheda – racconta – il presidente del seggio ha detto che non mi avrebbe timbrato la scheda elettorale. Ho fatto presente quanto previsto dalla legge, ricordando che altre due volte in passato avevo rifiutato la scheda, non sentendomi rappresentato da alcun candidato. Niente da fare. Alla mia domanda “Siete sicuri di quello che fate?” il presidente ha invitato un carabiniere a farmi allontanare dal seggio. Ho eseguito pacificamente – prosegue – e sono andato all’ufficio elettorale: davano ragione al presidente del seggio e mi hanno chiesto tempo per alcune verifiche. Così ho lasciato un mio recapito e sono andato dai carabinieri. Mentre ero al comando di Montecatini, però, mi ha chiamato sul cellulare l’addetto dell’ufficio elettorale per comunicarmi che aveva accertato la mia ragione. Allora sono tornato al seggio dove non si sono nemmeno scusati. Stante la situazione, avrei anche potuto fare anche un esposto alla Procura della Repubblica. Ma prima di tutto – conclude –mi preme sottolineare le gravi lacune in materia costituzionale e legislativa di chi, visto il suo ruolo, dovrebbe conoscere a menadito le basi della democrazia del nostro Paese e assicurare il rispetto dei nostri diritti».
Ha rifiutato la scheda elettorale anche Luciano Marcacci, residente e votante a Popiglio. «La mia scelta – spiega Marcacci – vuole essere una forma di protesta, seppur piccola, per alcuni grandi problemi che affliggono al nostra parte di montagna e che ho fatto mettere a verbale. A partire dall’odore nauseabondo emanato a qualsiasi ora del giorno e della notte dalla centrale di compostaggio di Tana Termini. Ci siamo rivolti al Comune, ai vigili, all’Arpat, ma ogni sforzo è stato vano. C’è poi il problema della SS 12, nel tratto Popiglio-La Lima. I guardrail non sono in sicurezza e, adesso che le piante a valle sono state rimosse, se un mezzo ci si appoggia, rischia di piombare in un dirupo per decine e decine di metri. Non meno importante, l’ospedale di San Marcello, svuotato di molti servizi e coi posti letto sempre al completo». Ma non è finita. «Quando ho rifiutato la scheda- prosegue Marcacci– gli addetti del seggio non conoscevano la procedura da seguire. Hanno chiamato la Prefettura che non ha mai risposto. Sono rimasto lì per un’ora e mezzo ad attendere. Alla fine si sono documentati tramite altre fonti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
