Il Tirreno

Pistoia

Baldi: il “sicuro vincitore” non passa

di Luigi Spinosi
Baldi: il “sicuro vincitore” non passa

L’analisi del voto: per il Pd un successo a metà e capolista bocciato, boom della Lega mentre Forza Italia è azzerata

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PISTOIA. Chi ha vinto? Che domande, hanno vinto tutti, almeno a sentire le dichiarazioni post voto. In realtà, a guardare i numeri, hanno perso tutti, anche coloro che hanno guadagnato consensi, perché un’astensione così alta (il 53% in provincia) è una sconfitta di tutti coloro che hanno preso parte alla competizione. La crescita, enorme, del numero di persone che hanno disertato le urne non è solo il frutto di una scelta a dir poco folle della data del voto (all’inizio di un lungo ponte), è soprattutto il segno che proposte dei candidati e dei partiti in lizza non sono riuscite a fare presa. Certo, oggi tutti parleranno «dell’importanza di non sottovalutare quel dato», ma già domani si saranno dimenticati di quelle parole.

Su e giù. Ma guardando il dato uscito dalle urne nella nostra provincia (come nel resto della Toscana) è vero che in termini assoluti ha vinto il Pd (ma un’analisi un po’ più approfondita, rende questa una vittoria di Pirro), ma il vero risultato sorprendente, in positivo, è quello della Lega (e dell’alleato Fratelli d’Italia). Bene, ma meno che nel resto d’Italia, i Cinque Stelle, in linea con l’ultima tornata elettorale che può essere usata come riferimento (quella delle Europee del 2014, quando in molti comuni si votava per le amministrative e quindi la partecipazione fu più alta anche per quel motivo). Allora il Movimento ottenne, una percentuale (il 16,59%) analoga a quella di domenica scorsa (il 15,08%), che tenendo conto del calo generale di votanti significa circa 9.000 voti in meno. Stabile anche la sinistra, rappresentata dalla lista Tsipras alle europee e da Sì a queste regionali, che non pare essere riuscita a intercettare i consensi dei delusi (da sinistra) del Pd. Una catastrofe quella di Forza Italia, passata dai 19.408 voti (il 13,3%) del 2014 (che già era stato il peggior risultato di sempre) agli 8.364 (l’8,2%) di domenica.

Boom Lega. Appare evidente che gran parte dei consensi di Forza Italia siano stati risucchiati da Fdi (che guadagna quasi mille voti e un paio di punti percentuali sul 2014, nonostante l’astensionismo crescente) e soprattutto dalla Lega, passata da 4.600 a 17.600 voti, e dal 3 al 17%, nel giro di appena un anno. Lega che, in tempi di malumore crescente, ha probabilmente pagato un dazio minore all’astensionismo, riuscendo anzi a riconquistare i voti dei delusi di Forza Italia (e anche la discesa in campo in prima persona di Salvini ha probabilmente contribuito).

Pd/1, la vittoria a metà. E poi c’è il “caso Pd”. Sì, perché a veder bene il Pd nella nostra provincia ha poco da festeggiare: nel giro di un anno è riuscito quasi a dimezzare il suo numero di voti, passando dagli 81.796 del 2014 ai 46.890 attuali, dal 55,90 al 40,03%. Ok, si tratta di elezioni diverse, ma attenzione, questa distinzione è un’arma a doppio taglio. Perché tra un’elezione per un’istituzione avvertita più lontana come il Parlamento Europeo e un consiglio regionale, con eletti più radicati sul territorio, da un partito strutturato ci si dovrebbero aspettare numeri invertiti.

Pd 2, la battaglia in casa. Ma il “caso Pd” non si ferma qui, dal momento che domenica le urne hanno anche offerto un’altra sorpresa, ossia la sconfitta inattesa del renziano Massimo Baldi. Colui che avrebbe dovuto viaggiare a vele spiegate verso Firenze è risultato il primo dei non eletti. Certo, è vero che probabilmente in consiglio ci entrerà lo stesso, se uno dei due eletti pistoiesi, come pare probabile, farà parte della giunta Rossi, ma lo stesso parlare di una sconfitta dei renziani non è fuori luogo. È vero che nel partito ormai tutti o quasi si definiscono renziani, ma, parafrasando Orwell, c’è sempre qualcuno che è più renziano degli altri. E in questo caso era appunto Baldi. Collocato come capolista, protagonista di una campagna elettorale che ha portato a Pistoia esponenti di punta del partito, compresi rappresentanti del governo, non è riuscito ad avere la meglio su Federica Fratoni e su Marco Niccolai. Sostenuto, quest’ultimo, soprattutto da quella parte di partito che sta sul territorio: amministratori locali, sezioni, iscritti. E così, per utilizzare una terminologia ironica, una campagna che può essere definita “vetero” ha avuto la meglio. Alla fine l’anima più di sinistra del partito ha finito per ricompattarsi. O, meglio, per disperdersi meno rispetto a quella più renziana.

Il voto è mobile. Dalle Europee alle Comunali, continuando nei “confronti impossibili”, spiccano anche altri dati, ossia la differenza, a seconda del tipo di voto, e la grande mobilità (che non è necessariamente un difetto, anzi) dell’elettorato. E così, se un anno fa Montecatini elesse un candidato del centrosinistra, questa volta la città termale ha confermato la sua maggior vicinanza al centrodestra (Borghi e Mugnai, complessivamente, superano il 43%, più di Rossi e Fattori messi insieme). Al contrario per esempio di quanto avvenuto nei due Comuni amministrati dal centrodestra nella nostra provincia: a Chiesina il centrosinistra, seppur di poco, nel suo complesso supera il centrodestra. Un divario che, invece, diventa ancor più netto a Marliana. Insomma, niente appare scontato. Nemmeno la stessa partecipazione al voto, figuriamoci la scelta che ogni singolo elettore potrà fare.

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