Il Tirreno

Pistoia

Il dolore ai tempi di Facebook

Il dolore ai tempi di Facebook

Sulla bacheca del giovane tante testimonianze di affetto e rabbia per l’accaduto

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MONTALE. Strani strumenti i social network, ti fanno arrabbiare, ti fanno sorridere, ti fanno pensare, a seconda di ciò che stai leggendo in quel momento.

A volte Facebook ti fa star male, colpa o merito di quell’empatia che ti fa vivere le sensazioni altrui, anche di persone che non conosci. Ed è il caso della storia di Yuri. La notizia della sua morte, anche proprio attraverso Fb, si è propagata in pochi attimi, e in pochi attimi il mondo della rete si è riempito del dolore, reale, di chi lo conosceva. La sua bacheca è stata invasa di messaggi. Poche banalità, tanto amore e tanta rabbia. «Non è giusto – scrive il cugino, rivolgendo un pensiero anche ai familiari di Yuri, con parole esemplari della ferita provocata – la morte non è mai giusta, ma in questo caso, come in tanti altri purtroppo, ha proprio esagerato. Morire sul lavoro, non si può. Non si deve morire a 28 anni. Un ragazzo d’oro, grande lavoratore, nessun vizio e tanta voglia di vivere. Perdi le tue convinzioni, il tuo credo. Ma poi rifletti e cerchi di trovare una via per andare avanti. In questi giorni ho visto tanti, tantissimi giovani che, insieme a noi hanno pianto per te, hanno parlato di te, ti hanno guardato, vegliato, ma tuto inutile. Bello come il sole ci hai lasciato. Ciao Yuri». O anche una sola frase, come quella di un suo amico: «Nessuno muore veramente se vive nel cuore di chi resta».

Ma, forse, ancor più delle parole contano le immagini, e in tanti hanno cambiato il proprio profilo, inserendo foto di Yuri o con Yuri. Foto dove era sempre allegro, e che ti fanno davvero male.

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di Redazione Pisa