Il Tirreno

Pistoia

Mutuo rimodulato perché lo Stato non paga

Tommaso Artioli
Da sinistra Ferdinando Betti, Edoardo Franceschi ed Emanuele Logli
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Da sinistra Ferdinando Betti, Edoardo Franceschi ed Emanuele Logli

Inceneritore, alla base dell’operazione ci sono mancati incassi dei certificati verdi per 2,8 milioni

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MONTALE. Ci sono i mancati incassi dei certificati verdi all’origine della decisione di rimodulare il mutuo sull’inceneritore. Lo ha spiegato il presidente del Cis Edoardo Franceschi, intervenendo alle commissioni Bilancio e Ambiente del Comune di Montale, alla presenza del sindaco Ferdinando Betti e del vicesindaco Emanuele Logli.

«L’azienda – ha ricordato Franceschi – ha 2,8 milioni di euro di crediti non incassati per i certificati verdi nei confronti del Gse (Gestore dei servizi energetici, ndr), ovvero lo Stato. Per adesso abbiamo incassato gli importi relativi al 2011 e parte di quelli relativi al 2012, ed è questa la causa della rimodulazione del mutuo».Un’operazione, secondo quanto riferito da Franceschi, fatta per non mandare in sofferenza il Cis. Saranno gli incassi dei crediti legati ai certificati verdi, che adesso lo Stato non sta pagando, quindi, secondo le previsioni dell’azienda, che permetteranno di rimborsare il mutuo nel giugno del 2022, compresa la maxirata finale di circa 8,5 milioni di euro, frutto della rimodulazione. Ad essere stato rimodulato è il mutuo più consistente legato all’impianto di Montale, per un importo di circa 14.160.000 euro.

«Per noi – ha aggiunto Franceschi – non è prevedibile la mancata estinzione del mutuo al 2022. Pensiamo di incassare i certificati verdi del 2014 nel corso di tutto il 2015». Una spiegazione che non ha convinto i consiglieri di opposizione presenti. Gianna Risaliti e Alberto Fedi (Centrodestra Unito per Montale) nei giorni scorsi avevano sottolineato che la rimodulazione del mutuo con la maxirata finale da 8,5 milioni avrebbe portato inevitabilmente ad una ulteriore rimodulazione, prolungando la vita dell’impianto oltre il 31 dicembre 2023. Data, questa, che le amministrazioni di Montale, Agliana e Quarrata hanno annunciato come termine certo per la dismissione dell’inceneritore. «Il piano finanziario presentato dal Cis – ha sottolineato Risaliti – prevede al 30 giugno 2022 un cash flow negativo di oltre 6 milioni di euro. Come si farà fronte ad una cifra simile un volta giunti a quella data? Non si può continuare ad affermare che al 30 giugno 2022 sarà possibile far fronte a tutti gli impegni senza un ulteriore mutuo».

«Questa società – ha riferito Franceschi parlando del Cis – sta in piedi per chiudere l’impianto prima possibile. La speranza è che possa prendere definitivamente il via l’impianto di Case Passerini, la cui autorizzazione definitiva dovrebbe giungere il prossimo 18 giugno e che allenterà la tensione su quello di Montale. La scelta di chiudere Montale è di tutte le amministrazioni comunali proprietarie». «Le scadenza dell’impianto nel 2023 – ha affermato dopo la commissione il vicesindaco di Montale, Emanuele Logli – non è mutata, ed il nostro impegno politico rimane solido. Ribadiamo il sostegno dell’amministrazione al presidente Francheschi. La rimodulazione del mutuo rappresenta la migliore operazione possibile, da noi condivisa, per mettere al sicuro la società».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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