Il dolore
Fra Prato e Pistoia work in progress per fare la fusione
Al Senato la legge per le aggregazioni tra province. Presto la convocazione di un consiglio direttivo
PISTOIA. C’è chi guarda verso Lucca e Prato, come Confindustria. C’è chi guarda verso Prato e Firenze, come l’associazione Cna degli artigiani per un accordo a tre. Ma un dato certo c’è: nella necessaria riorganizzazione di enti ed associazioni di categoria dettata dalla crisi economica, Prato e Pistoia si trovano comunque sempre a braccetto. E, per ora, sono solo le Camere di commercio di questi due capoluoghi di provincia che stanno pensando di fare un accordo a due, senza tuttavia rinunciare a guardarsi intorno per far salire sul carro della fusione eventuali altre realtà.
«Entro pochi giorni convocherò un consiglio direttivo in contemporanea a quello della Camera di commercio di Prato per prendere impegni più stringenti e fare un cronoprogramma con scadenze precise – dice Stefano Morandi, presidente della Camera di Commercio di Pistoia – Entro un anno la fusione fra le nostre due realtà deve diventare effettiva. La legge è già passata al Senato e adesso è attesa al vaglio della Camera e noi dobbiamo farci trovare pronti». Gli incontri fra i vertici delle due camere di commercio con all’ordine del giorno la fusione sono iniziati da tempo e sono programmati con regolarità.
«Il percorso già avviato prevede un confronto con la Camera di Commercio di Pistoia per l'individuazione e la definizione dei vari aspetti legati alla fusione delle due camere – conferma infatti Luca Giusti, presidente della Camera di commercio di Prato - Gli aspetti da valutare sono molteplici e complessi e la volontà di perseguire un obiettivo comune nell'interesse delle aziende e dei territori, ci sta permettendo di superare le barriere dei confini e degli steccati. Proprio per questo siamo fermamente convinti che il processo di accorpamento fra Prato e Pistoia non debba fermarsi ma che possa essere disponibile a confrontarsi, se questo può essere motivo di crescita, anche con altre realtà».
E uno dei motivi che potrebbe spingere le due camere di commercio a trovare un terzo alleato è dettato proprio dalla nuova legge che sta per essere approvata e che prevede che le nuove camere di commercio abbiano un minimo di ottantamila aziende iscritte.
«Fra Pistoia e Prato siamo a 79.500 aziende circa – dice Morandi – Siamo quindi proprio al limite e credo che la legge, con qualche aggiustamento alla Camera possa soddisfare questa nostra peculiarità che riguarda un po’ tutte le province toscane. Fatta eccezione per Firenze che da sola supera questa soglia, le altre province solo se si fondono Livorno e Pisa insieme supererebbero il limite delle ottantamila aziende, altrimenti l’accoppiamento a due a due, come sta avvenendo, produce nuove realtà ma sempre con un numero inferiore a quello chiesto dalla normativa».
«Noi intanto ci stiamo muovendo per una fusione a due – continua Stefano Morandi – Poi guardiamo anche oltre visto che siamo aperti ad altre soluzioni».
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