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Prosciolta per vizio totale di mente la stalker delle Poste

Prosciolta per vizio totale di mente la stalker delle Poste

Quarrata, la perizia ha ritenuto non punibile la donna accusata di aver perseguitato per anni un collega di un altro ufficio

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QUARRATA. La perizia disposta dal gup non lascia spazio a dubbi: vizio totale di mente, non punibile. Per questo, anche se il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto che quei reati lei li ha commessi, è stata prosciolta da tutte le accuse.

Al termine del processo per rito abbreviato davanti al gup Roberto Tredici, sentenza di non luogo a procedere quindi per Daniela Masi, 51 anni, l’ex dipendente dell’ufficio postale di Quarrata imputata di atti persecutori, ingiuria aggravata, diffamazione aggravata e calunnia. Inoltre, il sostituto procuratore Claudio Curreli, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri della Stazione di Quarrata, le aveva contesta anche il reato di utilizzazione di segreto d'ufficio, in quanto aveva, secondo lui, approfittato della propria posizione di incaricato di pubblico servizio per ottenere, dalla banca dati delle Poste, numeri di telefono e indirizzi di familiari e amici della sua vittima. Anzi, delle sue vittime, in quanto, oltre a un quarantaquattrenne collega impiegato alle Poste di Firenze, suo principale obiettivo, avrebbe perseguitato anche una donna, una collega dipendente delle Poste di Pisa che, secondo lei, avrebbe avuto con l'uomo una relazione, risultata poi inesistente.

Secondo quanto accertato dai militari dell'Arma, la vicenda avrebbe avuto inizio nel 2011 e sarebbe andata avanti fino al giugno dello scorso anno, quando il gip del tribunale di Pistoia dispose nei confronti della donna (che nel frattempo non lavora più alle Poste di Quarrata) la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal collega fiorentino.

L’uomo era stato tartassato con centinaia di sms, telefonate a ripetizione, post su Facebook, tentativi di diffamazione con familiari, amici e colleghi. E aveva oltre tutto rischiato di finire sotto processo quando la sua stalker era andata dai carabinieri per denunciarlo, calunniosamente secondo la procura, proprio per lo stesso reato per il quale, alla fine, la donna, è finita davanti al gup.

Nell'agosto 2013, la donna si era presentata alla caserma di Quarrata per denunciare il collega: a suo dire colpevole di essersi appostato sotto casa sua e, soprattutto, di essere l'autore di pesanti molestie attraverso dei falsi profili Facebook. E proprio indagando su tali accuse i carabinieri avevano scoperto che le cose stavano in tutt'altro modo: l'uomo non era il persecutore, bensì la vittima, così come la collega pisana.

Finita davanti al gup, è stato l’avvocato difensore della Masi, Emiliano Vannucchi, a chiedere che la sua assistita fosse giudicata per rito abbreviato allo stato degli atti, subordinando però la richiesta alla perizia psichiatrica. Così il giudice ha disposto l’esame, in base al quale la donna è stata dichiarata incapace di intendere e di volere, e per questo non punibile. Inoltre è stata ritenuta dallo psichiatra non socialmente pericolosa e per questo il gup non ha applicato nei suoi confronti misure restrittive. Entro un paio di settimane, le motivazioni della sentenza.

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