Sicurezza
Vinicio Capossela incanta piazza Duomo
Pistoia, il cantautore del paese dei coppoloni fa il tutto esaurito nella serata finale del festival
PISTOIA. Nove anni fa riempì Piazza Duomo facendola ballare con i ritmi impetuosi, tra tradizione e rivisitazione, della sua musica. Ieri, nell'evento di chiusura della sesta edizione di “Dialoghi sull'uomo”, Vinicio Capossela ha fatto ancora il “tutto esaurito”, portando un migliaio di persone in piazza (quelli seduti dentro la tenda e i tanti fuori, aiutati finalmente dal sole primaverile) ad ascoltarlo in veste di voce di quel “paese dei coppoloni” di cui parla nel suo libro fresco di uscita.
Un ritratto dell'Italia che, a vedere dalla folta platea di Piazza Duomo, è tutt'altro che nascosta e minoritaria. Il bagno di folla per uno dei cantautore più originali, artista a tutto tondo e a suo agio sul palco anche come affabulatore di storie, ha messo la ciliegina sulla torta ad un'edizione da record per il festival pistoiese sull'antropologia. Le cifre ufficiali parlano di 20.000 presenze spalmate nei tre giorni di incontri, mostre e visite guidate nonostante il meteo abbia fatto le bizze.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.11486003:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2015/05/24/news/dialoghi-sull-uomo-taglia-il-traguardo-delle-20-000-presenza-1.11486003]]
Più dell'80% dei biglietti erano stati venduti in prevendita, assicurando una base di presenze importante, in molti casi arrivata al “tutto esaurito” come per la chiaccherata tra Aime e Capossela. Una riflessione sull’abitare - tema del Festival 2015- che ha portato la platea dentro all'Italia dei paesi, che da Nord a Sud, ha tante analogie visto che le caratteristiche di cui parla e scrive Capossela sono quelle dei borghi dell'Alta Irpinia che ha dato i natali ai suoi genitori, ma valgono anche per il cuneese dove è nato Aime e non si fa fatica a ritrovarvi usi e tradizioni dei paesi delle nostre montagne e colline.
«Abbiamo bisogno di una casa – dice il cantautore nato in Germania- ma la casa è soprattutto nelle voci di chi ci ama o di chi ci ha amato. Spesso con la musica e il racconto, proviamo a ricostruirci questa casa».
Le case di cui parla Capossela sono quelle “arroccate” di paesi dove tutti sanno un po' di tutti, dove i viandanti non si possono sottrarre ai classici “da dove venite?”, “a chi appartenete?”, la cui risposta richiede tempo anche perchè la “cumversazione” è un vero e proprio istituto. Paesi dove ci si chiama con gli “stortinomi”, i soprannomi fatti su misura. Per lui, i paesani di suo padre in Irpinia, hanno coniato il suggestivo “Guaramon- la grandineta degli intavolati”, che in italiano suona come “la tempesta dei palcoscenici” e che come tutti i soprannomi di paese, calza a pennello.
Ma le case di Capossela sono anche il contesto culturale, le tradizioni, le abitudini di un luogo che attraverso i racconti orali prima e la scrittura ora, possono andare oltre il tempo: «La scrittura è come un uncinetto che ci consente di ricucire il continuo lavorio del tempo».
La cultura popolare va salvaguardata ma non rinchiusa nei musei perchè «se si fa un deserto culturale rimane solo la teca».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
