Sicurezza
Quei 209 pistoiesi caduti al fronte e dimenticati
Pistoia, in cinque anni di lavoro Fabio Giannelli ha raccolto nomi e storie di oltre 1.200 concittadini morti nella Prima guerra mondiale: tanti erano ancora sconosciuti alla storia
PISTOIA. Registri dell’ospedale, parrocchie, cimiteri, registri dell’ufficio anagrafe, fogli ingialliti di vecchi giornali e archivi civili. Giorno dopo giorno, per cinque anni, Fabio Giannelli ha raccolto nomi, dati anagrafici, luoghi, date di nascita e morte, nome dei genitori, parrocchia di appartenenza e stato civile di tutti i caduti pistoiesi durante la Prima guerra mondiale: 1209 nomi accompagnati da una scheda che riporta in maniera oggettiva tutti questi dati, e la causa precisa di morte in guerra.
Per ricordare chi non è mai tornato ed è stato dimenticato, Fabio Giannelli, classe ‘45, ex presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, cinque anni fa ha deciso di intraprendere un viaggio attraverso la storia. Un viaggio che strappa all’oblio e riconsegna alla memoria di tutti coloro che, appena cento anni fa, nel 1915, non hanno più fatto ritorno a casa.
Il 24 maggio ricorrono infatti i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Fino ad oggi, i nomi dei caduti pistoiesi ufficialmente identificati erano circa 800. «Com’è stato possibile che, dopo aver reclutato in ogni luogo i richiamati alla leva, anche con i carabinieri che andavano a prenderli a casa quasi fossero dei criminali incalliti, dopo averli mandati al fronte ci si sia scordati di contare i mancanti finita la guerra?».
Da questa riflessione è partito un lavoro minuzioso, di ricerca e identificazione storica. E fra queste 1.209 vite, Giannelli ha scoperto 209 nomi sconosciuti anche allo schedario nazionale dei Caduti. Numeri che raccontano con umanità oggettiva la storia più crudele.
«Dai dati ho potuto constatare per esempio che metà dei pistoiesi sono morti per malattie negli ospedali, a seguito delle battaglie (setticemia, infezioni o tubercolosi) – racconta Giannelli – La maggior parte dei pistoiesi cadde poi in Francia o nei Balcani, e uno anche a Sofia».
Una guerra i cui caduti sono stati «troppo spesso dimenticati, anche perché il fascismo subito dopo la strumentalizzò, la eresse a simbolo, nascose i veri mutilati, e si giustiziò in patria coloro che erano stati fatti prigionieri ed erano tornati, perché “vigliacchi”. Si tendeva a nascondere il lato tragico della guerra».
Un lato che raccontano con dignità le silenziose schede dei 1.209 pistoiesi. Un suicidio certo, uno incerto, un figlio di “nn” disperso, un operario militarizzato, due paesani che morirono su due fronti diversi ma nello stesso giorno, tre fratelli della Valdibure deceduti su fronti lontani. Queste e tante altre le storie di quei concittadini che dal 1915 presero parte alla Grande guerra.
«Gli ultimi reduci del 15-18 sono morti una decina di anni fa, ci ho parlato e li ho conosciuti – spiega Giannelli – Dimenticarli vuol dire ammazzarli un’altra volta, ma bisogna ricordare senza retorica – continua – non erano eroi, la stragrande maggioranza andò in guerra costretta, e spesso, sul fronte, all’assalto, c’erano i carabinieri che gli sparavano dietro. Poi c’era anche chi ci credeva nella guerra, e ho voluto metterlo sullo stesso piano con chi era stato costretto ad arruolarsi».
Fabio Giannelli ha stilato il lungo elenco dei nomi, poi ha ricercato informazioni su ogni singola persona e ha redatto le 1.209 schede, trovando oltre 300 foto dei singoli caduti. E’ andato a visitare i cimiteri, le lapidi commemorative, ogni parrocchia del comune, gli archivi civili e ospedalieri.
«Sulle lapidi commemorative al cimitero di Pistoia ho trovato errori e mancanze, perché i nomi non erano tutti e alcuni venivano ripetuti».
Un lavoro importante, e quanto mai attuale: «Oggi si sta parlando della guerra con grande superficialità – afferma Giannelli – L’Inghilterra ha finito nel 2014 di pagare i debiti del primo conflitto mondiale: la guerra non risolve nulla, i vinti e i vincitori erano sullo stesso piano. E ai giovani dico di leggere, leggere tutto: i libri italiani, ma anche quelli austriaci e tedeschi, solo così ci si accorge che tutti hanno sofferto».
Adesso le identità e la storia dei caduti pistoiesi, con le relative schede, saranno donate alla Biblioteca Forteguerriana del Comune di Pistoia. Ma saranno anche messi online e consultabili da tutti sul web: «Chiunque voglia potrà ricercare un suo parente, contattarmi e aggiungere dati o foto, un lavoro sempre aperto e in aggiornamento, a cui chiunque può contribuire».
Si potrà digitare una data e constatare chi quel giorno è caduto sul fronte, dove abitava, quando era nato. Una ricerca che non finisce qui: Giannelli ha già iniziato ad estendere il lavoro di identificazione dei caduti anche agli altri comuni del pistoiese. «Questo sarà il mio modesto tributo verso quella massa di concittadini costretta a barattare la vista dei nostri poggi pieni di olivi e di viti con la terrificante visione del brullo Carso o di altri campi di battaglia».
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