Italia
Luigi Orefice resta in silenzio
Scena muta al processo. La Corte decide il dissequestro della salma: possibili ora i funerali di Rosario
FIRENZE. Luigi Orefice non parla: l’unico imputato per l’omicidio del fratello Rosario Orefice, il trentottenne di Serravalle Pistoiese, scomparso da casa nell’aprile 2010, e ritrovato cadavere, un anno fa, fatto a pezzi, nel capannone della ex-L.R. Italverniciature, l’azienda di Casalguidi che la vittima conduceva in vita assieme al fratello, ha deciso ieri in aula di avvalersi della facoltà di non rispondere. “Chiedo scusa - ha detto il suo avvocato Guido Tesi - ma il mio assistito chiede di non sottoporsi più alle domande del pubblico ministero”. Saltato l’esame dell’imputato, che pure era stato richiesto in un primo momento dalla difesa, in accordo con la pubblica accusa, Orefice ha deciso anche di non rilasciare più nessuna dichiarazione spontanea: al termine dei 10 minuti di pausa, concessi appositamente nell’udienza di ieri dal presidente della Corte di Assise, Ettore Nicotra, per permettere all’imputato di decidere se procedere o no, con nuove libere dichiarazioni, Orefice ha ribadito la sua intenzione di consegnarsi al silenzio.
Una scelta che ha lasciato non poco sorpreso lo stesso presidente della Corte Nicotra: “sembrava durante tutto il processo - ha detto rivolto all’avvocato Tesi - così intenzionato a parlare, registriamo ad ogni modo adesso questa sua decisione di cui ne ha piena facoltà”. Senza l’interrogatorio dell’imputato l’udienza di ieri è servita ad acquisire le testimonianza di due telespattrici di “Chi l’ha visto?”, che nel 2010 avevano dichiarato alla trasmissione televisiva di Raitre di aver visto per strada Rosario Orefice a pochi mesi dalla sua scomparsa: entrambe le segnalazioni, la prima avvenuta a Roma, la seconda a Frosinone, possono però esser frutto di una semplice somiglianza. “Non posso affermare che fosse esattamente lui” ha detto la prima teste, “la somiglianza era forte, ma il suo accento era forse più vicino a quello veneto”, ha aggiunto la seconda, che aveva potuto scambiare due parole con la persona in cui riteneva di riconoscere Rosario Orefice.
Da parte del pubblico ministero Claudio Curreli, è arrivata anche la nuova richiesta di acquisire la testimonianza della modella rumena Maria Adam Krina, con cui Orefice intratteneva una relazione all’epoca della scomparsa del fratello. “Si trova adesso in Giappone, in dolce attesa - ha detto Curreli - ma può collegarsi con l’aula via Skype: la sua testimonianza può essere utile ad acquisire nuovi elementi circa specifici propositi omicidiari di Orefice rivelati dalla Adam Krina in fase di interrogatorio”. Richiesta nuovamente però respinta dalla Corte d’Assise: “si tratta di una testimonianza di non assoluto necessità - hanno risposto dopo una breve camera di consiglio i giudici togati - non finalizzata a produrre caratteri probatori di tipo decisivo”.
La Corte di Assise, che ha deciso anche di respingere la richiesta di una nuova autopsia, avanzata dalla difesa di Luigi Orefice, finalizzata ad accertare l’eventuale presenza nel corpo della vittima di sostanze stupefacenti, ha anche stabilito il dissequestro del cadavere: il corpo di Rosario Orefice può così adesso esser riconsegnato ai genitori che potranno così far celebrare il funerale del proprio figlio nel proprio paese natale di Sessa Aurunca in provincia di Caserta. Le prossime riprese del processo vedono la requisitoria del pubblico ministero Curreli e l’arringa difensiva dell’avvocato Guido Tesi fissate entrambe per il prossimo 9 giugno. Le eventuali repliche sono programmate invece per martedì 16 giugno, giorno per il quale è fissato anche il pronunciamento della sentenza.
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